canapaIndagata per produzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente per aver seminato canapa certificata a scopi industriali. E’ capitato a una signora di Sant’Olcese, in provincia di Genova. Alla signora, di nome Anna Carrossino, è stato notificato l’avviso di garanzia lo scorso 16 giugno a firma del sostituto Procuratore Giuseppe Longo, ma i semi di canapa in questione erano inseriti nei cataloghi europeo ed italiano delle varietà di semi legali a scopo industriale, nonché ammessi dal ministero dell’Agricoltura.

PIANTONATA IN COMMISSARIATO COME UNA CRIMINALE. Ma andiamo con ordine, ripercorrendo dal principio questa storia che ha dell’assurdo. Nel 2013 Anna Carrossino aquista una partita di semi di canapa della varietà Futura 75, attraverso la consulenza dell’associazione Assocanapa, che riunisce vari produttori di canapa industriale in tutta Italia. La semina viene effettuata il 29 maggio 2014 e pochi giorni dopo, il 6 giugno, come prescritto da una circolare del ministero dell’Agricoltura, la signora Anna si reca al comando dei Carabinieri di Serra Ricò (Ge) per notificare l’avvenuta semina. Qui però il maresciallo in barba alla legge si rifiuta di prendere in carico la comunicazione. Non solo: “Si è pure messo a gridare dicendo che non avrebbe autorizzato una coltivazione di marijuana ed altri due carabinieri si sono posti al mio fianco a piantonarmi come se fossi una criminale”, racconta Anna Carrossino, ancora scossa dalla vicenda. Una volta uscita dal commissariato la signora Anna avverte dell’accaduto Assocanapa che tramite i propri legali contatta il maresciallo per spiegargli che in base alla normativa vigente è tenuto ad accettare la comunicazione. “Gli abbiamo anche inviato via mail la normativa italiana ed europea e la circolare con la quale il ministero dell’Agricoltura autorizzò la coltivazione di questa specialità di canapa nel 2002”, specifica Margherita Baravalle di Assocanapa.

avviso-garanzia-canapaL’AVVISO DI GARANZIA PER COLTIVAZIONE AI FINI DI SPACCIO.
 Alcuni giorni di silenzio fino al 16 giugno, quando le giunge l’avviso di garanzia con il quale la Procura di Genova le notifica le indagini per violazione dell’art. 73 del Dpr. 309 (produzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente) ed incarica l’Agenzia delle Dogane di Genova di sequestrare campioni della canapa coltivata per analizzarli. In seguito il comando dei carabinieri di Serra Ricò comunica telefonicamente ad Anna Carrossino di presentarsi all’appuntamento con l’Agenzia delle Dogane con un proprio avvocato o di richiederne uno di ufficio. L’ufficiale dell’Agenzia si presenta al campo di canapa della signora Anna il 19 giugno, ed oltre a sequestrare alcuni campioni dei semi piantati (“li farò analizzare da un chimico”, afferma) chiede la certificazione d’origine dei semi. Certificazione che, come specifica Assocanapa “non viene rilasciata ai produttori, in quanto vi è già il catalogo ufficiale dell’Ue che certifica il fatto che la specialità di canapa Futura 75 ha percentuali di thc inferiori al 0,2%” (limite stabilito per le coltivazioni legali, ndr).

L’ARROGANZA E I PREGIUDIZI DEI RAPPRESENTANTI DELLO STATO. “Siamo abituati ad avere a che fare con rappresentanti dello stato che non conoscono la normativa, ma in genere aspettano di informarsi – dichiara Margherita Baravalle – questa volta sono invece partiti in quarta”. La vicenda è infatti una concatenazione di pregiudizio e ignoranza della legge veramente notevole: prima l’ufficiale dei carabinieri che rifiuta di accettare una comunicazione fatta a norma di legge, poi il sostituto Procuratore che firma un avviso di garanzia per una coltivazione perfettamente legale, infine l’ufficiale dell’Agenzia delle Dogane che prima richiede una documentazione inesistente e poi sequestra dei semi di canapa dicendo di volerli fare analizzare da un chimico mentre, come è ovvio, i semi non contengono alcuna concentrazione di thc, che si sviluppa nelle inflorescenze a pianta cresciuta.

“ORA STO PENSANDO DI EMIGRARE DALL’ITALIA”. Questa storia con ogni probabilità, almeno si spera, si concluderà con una non autorizzazione a procedere da parte del Gip. Tuttavia Anna Carrossino dovrà sostenere spese legali notevoli (si appresta anche a nominare un perito di parte), e lo stress della vicenda la sta spingendo a ragionare di lasciare l’Italia. “Ho un marito e un figlio 20enne disoccupati, io sono una contadina e con la piantagione di canapa speravo di poter aumentare un po’ le nostre entrate. Invece mi sono trovata dentro a questa vicenda incredibile, costellata di maleducazione e mancanza di rispetto da parte del maresciallo dei carabinieri. Il giorno del sequestro dei semi si sono presentati in sette al mio campo, quattro dell’Agenzia delle Dogane, due carabinieri e il maresciallo, mentre il paese mi guardava come una criminale. Ora non ne posso più e insieme a mio marito stiamo pensando di lasciare tutto e trasferirci all’estero”.

Andrea Legni

Fonte: Dolcevitaonline.it

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