Canapa: la grande opportunità per il rilancio del Canavese

Municipio Ivrea canapaNel Canavese la canapa ha lasciato molte tracce e ricordi: agli inizi del Novecento non c’era famiglia che non ne coltivasse almeno qualche campo. Molti ancora oggi credono che il nome “Canavese” derivi dalla canapa; gli storici smentiscono questa etimologia, anche se in passato, la credenza popolare era diffusa, alimentata anche dalla presenza di una banderuola in ferro battuto che riproduce una pianticella di canapa (nella foto a sinistra) e che, dal 1758, svetta sulla torre del municipio di Ivrea. Il Canavese è il territorio piemontese compreso tra Torino e la Valle d’Aosta da una parte, e il biellese e il vercellese dall’altra. Oggi, anche a causa del declino economico e sociale vissuto dal territorio, stanno nascendo diversi progetti che puntano su canapa, ambiente e turismo per cercare una via d’uscita.

canapaUn primo progetto è stato quello attuato da Assocanapa e dall’associazione Orto etico. Era il marzo del 2013 quando insieme al gruppo di Ivrea del Movimento 5 Stelle venne organizzato un incontro informativo per gli Agricoltori locali sulle potenzialità offerte dalla reintroduzione della coltivazione della canapa in Canavese e il ripristino della filiera di lavorazione. Anche se già nel marzo 2005 i comuni di Cuceglio, Barone Canavese, Candia Canavese, Montalenghe, Orio Canavese, San Giorgio Canavese, San Giusto Canavese, Vialfré e Vische avevano avviato una coltivazione sperimentale di un ettaro ciascuno. Nel 2014 una decina di agricoltori aveva aderito al progetto di Orto etico chiamato Farine di canapa per la creazione di una filiera alimentare della canapa in Canavese.

A questo progetto è stato poi affiancato il progetto GO (Grande Opportunità) ideato dall’imprenditore Vincenzo Rolfo, progetto misto pubblico-privato, già entrato in una fase operativa per lo sviluppo della canapa in Canavese e per la valorizzazione dei siti dismessi. Rolfo ha le idee chiare: “Utilizzeremo gli stabili, degli ex cotonifici e dell’Olivetti e installeremo i macchinari per le lavorazioni, in alcuni casi del food e in altre del canapolo per tutte le trasformazioni industriali”. Sono 65 gli ettari già seminati in varie zone per valutare la reattività della pianta della canapa, con una previsione di semina fino a 500 ettari, come confermato da Andrea Zanusso, Sindaco di San Giorgio Canavese e nel pool di esperti che sta studiando gli aspetti tecnici dell’iniziativa: “La misura rappresenta una base indispensabile per un progetto industriale. Il Canavese ha una grossa qualità rispetto ad altre parti del territorio perché è ancora da scoprire. Ci sono imprenditori che fanno sistema seriamente come Rolfo, c’è una volontà comune di valorizzare la regione attraverso le diversità. E’ un applicazione del presidio territoriale, ma non si tratta di un presidio di prodotto bensì di habitat, mettiamo al centro le persone e la comunità, utilizziamo una tecnologia sensoristica di altissimo livello ed abbiamo bisogno di soggetti che si applichino sul campo”.

“Ci sono elementi dell’agricoltura di precisione  – continua Zanusso – e altri più legati all’aspetto antropologico e alle tradizioni. Vogliamo mantenere legati questi diversi aspetti. Stiamo valutando l’ipotesi di reintegrare la canapa seguendo principi funzionali con la filiera corta locale, stiamo costruendo i macchinari, realizzando l’essiccatoio e la macchina della raccolta insieme al CNR”.

La notizia di questi giorni è che uno dei primi siti dismessi che potrebbero essere recuperati è l’ex fabbrica Sferal. La conferma che qualcosa in questa direzione si stia muovendo arriva proprio da Andrea Zanusso: “L’ex polo calusiese offre concrete opportunità di riconversione”, ha spiegato sottolineando che è “uno tra quelli presi in esame, insieme al sito dell’ex Edilias, situato nella frazione Boschetto di Chivasso per farlo diventare sede della lavorazione a scopi industriali della canapa”.

Incontri in questa direzione sono in corso anche in Regione, che ha promesso il suo sostegno. Altre concrete opportunità potrebbero arrivare dalla partecipazione a bandi europei dopo l’ approvazione del Psr (Piano di Sviluppo Rurale) del Piemonte, avvenuto nei giorni scorsi.

Redazione canapaindustriale.it

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