Grotte di Ellora

La canapa, con un giusto mix di calce ed argilla è la base della miscela che ha fatto da scudo alle grotte di Ellora ad Aurangabad, in India, proteggendone i dipinti per oltre 1500 anni. E’ il risultato di uno studio condotto da Rajdeo Singh, archeologo dell’Archaeological Survey of India e da M M Sardesai, del dipartimento di Botanica alla Dr. Babasaheb Ambedkar Marathwada University. Lo studio è stato pubblicato nel numero del 10 marzo della rivista Current Science.

Un particolare di argilla con fibre di canapa

Un particolare di argilla con fibre di canapa

“L’uso della canapa ha aiutato le grotte e la maggior parte dei dipinti nel sito patrimonio mondiale dell’Unesco del sesto secolo a rimanere intatte”, si può leggere nello studio in cui viene sottolineato che: “La canapa è stata mischiata a calce ed argilla. La scoperta è stata confermata da tecnologie come la scansione del microscopio elettronico, la trasformata di Fourier, la spettroscopia ad infrarossi e studi stereo-microscopici. Alcuni campioni di canapa sono stati raccolti a Jalna, un quartiere vicino ad Aurangabad ed anche alla periferia di Delhi. Questi campioni sono stati confrontati con quelli trovati nella grotta numero 12 ad Ellora: non c’era disparità. Nel campione prelevato dalla grotta Ellora, abbiamo trovato il 10% di cannabis sativa nel mix. Questo è il motivo per cui ad Allora non c’è attività di insetti“.
Tra le doti della canapa in edilizia infatti, oltre a quelle traspiranti e quindi di miglioramenti della qualità di vita e l’abbassamento di bollette e consumi energetici, c’è anche quella di essere ignifuga, un fungicida naturale e tenere alla larga gli insetti.

Dipinti grotta 12 ad Ellora

Dipinti grotta 12 ad Ellora

Lo studio indica che molte delle preziose proprietà della canapa erano conosciute dagli indiani nel sesto secolo. “La canapa è stata ampiamente utilizzato in Ellora, nonché dagli Yadava, che hanno costruito il forte Devagiri-Daulatabad nel dodicesimo secolo. La canapa non è stata invece utilizzata nelle grotte di Ajanta, 30 strutture buddiste risalenti al secondo secolo a.C. e la dilagante attività degli insetti ha danneggiato almeno il 25% dei dipinti”, ha raccontato Singh al The Times of India.

L’archeologo, che è stato impegnato nel trattamento chimico e la conservazione dei dipinti antichi al Ajanta per circa 11 anni, ha detto che l’esito dello studio è stato “una scoperta in sé”. “Gli studi condotti in Europa hanno suggerito che gli edifici costruiti con l’uso di cannabis sativa potrebbero durare da 600 ad 800 anni. Ellora ha dimostrato che solo il 10% di cannabis mescolato con argilla o calce potrebbe durare per più di 1500 anni”. La scoperta potrebbe portare ad un moderno utilizzo su larga scala di canapa per l’edilizia, come suggerito nello studio.

Redazione canapaindustriale.it

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