Igloo canapa e calce_2

Igloo canapa e calce_2

Per alcuni la canapa è soltanto un business come un altro: una pianta da cui ricavare prodotti che, una vota immessi sul mercato, possono portare un guadagno a chi li produce e a chi li commercia. Ma la vera rivoluzione che sta alla base di chi ha scelto di coltivare questa pianta, è una diversa visione della vita, della sostenibilità, del futuro di tutti ed anche del modo di fare impresa. In molte delle persone che di dedicano a questo tipo di coltivazione la condivisione dei valori e delle conoscenze viene prima del profitto in senso stretto, perché la convinzione che sta alla base di questa avventura, è che si può vincere questa battaglia solo restando uniti, condividendo le conoscenze ed il benessere che ne deriva.

E’ ad esempio la visione di Ecopassion, realtà nata in Alto Adige nel 2012 “per creare un’alleanza di persone che riscoprono insieme con entusiasmo la pianta della canapa ed i suoi numerosi utilizzi in diversi ambiti”. L’azienda ha costruito un modello che “può essere applicato ovunque e che promuove la salute e il benessere delle persone in armonia con la natura”.

Alessandro Erlacher (a destra9

Alessandro Erlacher (a destra)

“Il nostro scopo è quello di creare una filiera a 360 gradi dalla semina al prodotto finito“, ci ha raccontato Alexander Erlacher di Ecopassion, sottolineando che: “Stiamo collaborando con l’Eurac (istituto di ricerca di Bolzano) per un progetto a livello europeo che metta al centro la canapa: ci stiamo lavorando da diversi mesi e per ora la prima parte è stata approvata coinvolgendo Università e aziende di settore su tutto l’arco alpino e spazierà dalla costruzione di nuove macchine per la raccolta, alla creazione di piccoli impianti di lavorazione che possano produrre sia canapulo che fibra. Bisogna avere il coraggio di uscire dalle dinamiche della grande industria e coltivare progetti locali: piccoli impianti per piccole filiere”.

Avete progetti anche per la canapa tessile?

tessuto_2

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Sì, ne abbiamo in ogni campo e in ogni direzione e stiamo lavorando duramente. Crediamo che il nostro sia un progetto unico e speriamo che anche in altre zone possano prendere spunto. Noi vogliamo costruire un circuito che funzioni nelle sue piccole parti, considerando però l’intera filiera produttiva dalla coltivazione ai macchinari per arrivare ai diversi prodotti che si possono ottenere: dal CBD all’alimentare, passando per canapulo, fibra, canapa tessile, sviluppando ciascun progetto con dei partner. Ad esempio per la canapa tessile abbiamo stretto un accordo con una ragazza, di professione ingegnere tessile, che seguirà questo settore. E’ la titolare di Hanfliebe, con cui stiamo creando un nuovo marchio di abbigliamento in canapa. L’obiettivo finale è quello di creare delle filiere piccole e gestibili, e che siano a misura d’uomo, dando nuovo valore alla manualità ed all’artigianalità.

In generale utilizzate canapa prodotto in Alto Adige?
In Alto Adige abbiamo 10 ettari di coltivazioni e secondo me il futuro qui sarà l’estrazione di CBD. Gli appezzamenti sono piccoli e sul seme io credo che si debbano avere appezzamenti dai 5 ettari su perché la coltivazione diventi conveniente; con le infiorescenze in Italia è ancora difficile lavorare ma stiamo guardando anche ai nostri partner esteri: le Medihemp è un’azienda austriaca pioniera nella produzione di estratti di CBD e sono stati i primi a produrlo e ad avere la certificazione come integratore alimentare per un prodotto creato in Europa. Noi siamo i distributori per l’Italia: in futuro vogliamo produrlo con il principio attivo locale e con piante coltivate in Italia: al momento siamo in fase di sperimentazione e stiamo facendo i primi test con le nostre infiorescenze anche per capire i quantitativi di principi attivi delle nostre piante. Poi quando saremo pronti useremo i principi attivi per inserirli in una linea di creme e oli.

Com’è la situazione in Alto Adige?
Abbiamo fatto da poco la prima festa della canapa in mezzo ad un campo coltivato e abbiamo constatato che l’interesse per questa coltivazione è veramente altissimo e pensiamo che sia il momento di battere il ferro finché è caldo. Cominciano ad arrivare richieste quotidiane e la situazione si sta evolvendo rapidamente; anche per quello che riguarda la canapa medica siamo ottimisti, qui abbiamo Stefano Balbo (vicepresidente di ACT, Associazione per la Cannabis Terapeutica) che è una persona speciale, con un animo grande. E’ stato un evento patrocinato dalla provincia di Bolzano, cosa che fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile, e c’è stato un afflusso di gente incredibile. E’ stato emozionante e abbiamo capito che la strada è quella giusta.

Perché avete scelto di puntare sulla canapa?
Vogliamo mostrare quello che si può fare con questa pianta e far capire a tutti che si tratta di un bene comune: dobbiamo staccarci dalle vecchie logiche capitalistiche del creare impresa solo per creare profitto. Bisogna smetterla di pensare ognuno al proprio orticello e alle proprie innovazioni per iniziare a condividere, perché la canapa per come la intendiamo noi è innanzitutto condivisione. La forza che riesce a spostare le montagne nasce dall’unione di persone e di intenti, partendo dal punto che se faccio una cosa buona per me e la mia comunità, è una cosa buona per tutti quanti e per il nostro futuro. Invece che lamentarsi è il momento di rimboccarsi le maniche: abbiamo già tutto a disposizione, ora è il momento di iniziare a raccogliere. Le aziende con sui collaboriamo, dalla Trompetol alla Medihemp per arrivare ad Hemp Eco Systems ed Henfliebe, sono state create da persone col cuore sincero, persone positive che lavorano per cambiare il mondo in cui viviamo, anche se non è facile. Noi sono 4 anni che ci investiamo l’anima, ma la canapa non è solo un business, è un modo concreto per cambiare le cose e io penso che se non ce la faremo noi, ce la faranno i nostri figli.

Mario Catania

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