Cedric Black Eagle, fondatore di CannaNative

Cedric Black Eagle, fondatore di CannaNative

La canapa industriale come risorsa naturale in opposizione al gioco d’azzardo che sta contribuendo a distruggere ciò che è rimasto del glorioso popolo degli Indiani d’America. I nativi americani della tribù dei Navajo hanno infatti firmato il primo accordo per la coltivazione di canapa industriale. La prima azienda nata per questo scopo si chiama CannaNative ed incontrerà nei prossimi giorni il Ceo della Navajo Agricultural Products Industries (NAPI) per capire come procedere.

I Navajo avevano provveduto a modificare la propria legge tribale nel luglio del 2000 per prepararsi a questo passo, dopo aver deciso che la canapa industriale era una coltura molto promettente. La tribù ha già provveduto a stabilire diverse attività agricole per un totale di 70mila acri. Con la canapa industriale e anche grazie all’aiuto di CannaNative andrebbero ad aggiungere una coltivazione che può essere decisiva sia in ottica ambientale e di preservazione del territorio, sia per dare nuovi stimoli economici e sostenibili ai Nativi americani, che oggi affidano gran parte del loro sostentamento all’industria del gioco d’azzardo e delle scommesse visto che la legge federale autorizza la creazione di Casinò nelle riserve in cui i Nativi americani vivono oggi.

navajo-canapa“Credo che l’industria della cannabis indiana supererà di gran lunga l’industria del gioco”, ha sottolineato Anthony Rivera, l’amministratore delegato di CannaNative. Il gioco è stato un settore redditizio, ma non tutte le tribù ne hanno beneficiato e i numeri riguardo alla crescita dei casinò stanno rallentando. Oggi la comunità indiana vede canapa industriale come una nuova risorsa in grado di garantire lavoro ed entrate economiche per tutte le tribù.

Secondo l’Hemp Global Group oggi il mercato della canapa a livello mondiale vale 800 milioni di dollari e cresce puntato al miliardo e secondo alcuni analisti il mercato della canapa continuerà a crescere fino a superare di gran lunga il mercato della cannabis ricreativa.

Rivera ritiene che i Navajo siano cauti e nell’entrare nel settore mentre altre tribù hanno cercato di avviare immediatamente delle produzioni dopo il Farm Bill del 2014 anche se ci sono stati problemi a livello amministrativo. Rivera crede che il forte rapporto dei Navajo con il governo contribuirà a spianare la strada. La popolazione della tribù è di oltre 300mila persone e le terre tribali a disposizione sono molto ampie. E la seconda tribù più grande riconosciuta a livello federale dopo i Cherokee. Purtroppo il 48% della popolazione è disoccupata ed il reddito medio delle famiglie è di 8240 dollari all’anno, ben al di sotto della soglia di povertà

La coltura di canapa userebbe meno acqua rispetto ad alcune delle attuali colture come il mais. Dal momento che i prezzi delle materie prime per i prodotti alimentari è stato abbassato, la canapa darebbe un rendimento migliore per i loro raccolti.

I Navajo prevedono molti usi per la canapa al di là di di corde e teloni puntando su bioplastiche e materiali da costruzione in canapa. “Stiamo lavorando per creare la prima e la più grande coltura di canapa nel Paese”, ha detto Rivera sottolineando che l’intento è quello di: “Riportare la coltivazione di canapa, ma in una riserva indiana”.  La speranza è quella di partire per la prossima stagione, se tutto va secondo i piani.

Redazione canapaindustriale.it

 

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