Cannabis light: le infiorescenze come valore aggiunto per gli agricoltori

Il boom della cosiddetta cannabis light, può diventare una nuova risorsa per i coltivatori italiani di canapa. In questo periodo ne stanno parlando tutti, dalle testate mainstream a quelle che di cannabis non hanno mai scritto nulla: tutti si sono dati da fare per procurarsi un barattolino di cime di canapa e dare il loro giudizio, per poter pubblicare un pezzo dal titolo cubitale: “Abbiamo assagiato la cannabis light” e via via i pareri degli articolisti.

La prima cosa da sottolineare è che le infiorescenze di canapa in Italia, vengono vendute da anni, sicuramente a partire dal 1997 quando è stata pubblicata la circolare del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali contente disposizioni relative alla coltivazione della Cannabis sativa, integrata poi della circolare n.1 dell’ 8 maggio 2002.

Tutte le persone che si sono recate ad una fiera o ad un evento di settore, hanno potuto trovare infiorescenze di diverse genetiche di canapa, tutte di diverse varietà di canapa certificate a livello europeo e che sviluppano al massimo lo 0,2% di THC, impacchettate in diversi modi. Dopo l’esplosione del fenomeno cannabis light in Svizzera, la febbre delle cime di canapa legale si è diffusa anche in Italia, con le prime due aziende che hanno colto la palla al balzo ed iniziato a pubblicizzare i propri prodotti.

La differenza con paese elvetico è che lì le infiorescenze sono state registrate come sostituto del tabacco, e quindi possono essere vendute nei tabaccai, le nostre no. Altra differenza è che nel tempo le infiorescenze sul mercato svizzero sono migliorate sensibilmente in termini di qualità ed aspetto, mentre in Italia questo passaggio per ora rimane nelle promesse dei produttori.

Le prime due aziende che le hanno immesse sul mercato italiano sono Mary Moonlight ed Easy Joint, con packaging differenti ma sponsorizzando entrambe l’“alto” contenuto di CBD, che in Easyjoint è del 4%, mentre nella varietà commercializzate da Mary Moonlight è intorno al 3%. Se non ci fosse l’obbligo di coltivare solo varietà certificate a livello europeo, in America ci sono genetiche che stando sotto lo 0,2% di THC, arrivano alche al 19% di CBD, ma questa è un’altra storia.

Ad ogni modo entrambe le aziende hanno scelto produttori italiani, dando oggettivamente una mano agli agricoltori che possono dare in questo modo un nuovo valore alle infiorescenze, fino ad oggi bistrattate.

Soprattutto dalla legge, visto che quella nazionale entrata in vigore a gennaio, non accenna nulla riguardo appunto alle infiorescenze. Dalla versione preliminare della legge infatti, durante l’iter di approvazione, l’articolo che doveva regolamentare questo prodotto, è sparito dalla legge. Quindi ad oggi non c’è nessun normativa. Fino a ieri le infiorescenze di canapa erano spesso vendute per farne tisane o per condire i cibi: le due aziende di cui abbiamo parlato sopra, oltre ad un’abile operazione di marketing, hanno probabilmente fatto capire a tutti che si possono anche fumare.

Intanto, immancabile nella nostro caro paese, è partita immediatamente la polemica. In realtà ne sono iniziate due: una che vuole confutare la valenza politica del forzare in questo modo il proibizionismo, mettendo in luce la pianta di canapa con l’ennesimo prodotto e stimolando gli agricoltori a coltivare le varietà legali, l’altra che è invece stata scatenata da Assocanapa, storica associazione di  coltivatori di canapa, che negli anni passati ha affiancato all’associazione anche un’azienda dallo stesso nome, per commercializzare seme agricolo e i derivati alimentari, oltre che le stesse infiorescenze.

L’associazione ha infatti accusato i rivenditori di cannabis light italiana di “vendere un prodotto scadente a prezzi da pura speculazione”, oltre che di mettere a rischio tutti gli sforzi fatti in questi anni. A stretto giro di posta è arrivata la risposta di Easy joint che ha sottolineato che: “Il progetto EasyJoint nasce dal rapporto stretto stabilito con i produttori italiani di canapa ed infiorescenze, gli stessi attori produttivi che AssoCanapa dichiara pomposamente di voler difendere (da chi? da se stessi?). EasyJoint utilizza, infatti, il miglior fiore di canapa prodotto in Italia proprio da questi soggetti”.

Per poi enfattizzare sul fatto che: “noi di EasyJoint abbiamo il merito, in un mese, non in un lustro, di essere riusciti a portare la canapa fuori dai campi e nelle case di parecchi cittadini consumatori rendendo l’intero settore conosciuto a livello sociale”.

Non solo, perché contro la posizione di Assocanapa si è schierata anche Federcanapa, associazione che vuole essere la federazione delle principali aziende italiane che si occupano di canapa a livello industriale, ed il comunicato è stato poi sottoscritto da una 20ina di aziende ed associazioni che ne condividono la posizione. Tra le altre cose viene spiegato che: “EasyJoint e la commercializzazione di infiorescenze, a nostro giudizio, stanno svolgendo un’azione utilissima per l’intera filiera: in meno di un mese sono riusciti a dare valore economico ad una parte della pianta, l’infiorescenza, fino ad ora bistrattata e trascurata da chi, anche ai tavoli ministeriali, avrebbe dovuto difenderla”.

Mario Catania

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