Bioplastica dalla canapa per cambiare il mondo: nasce la Hemp Plastic Company


Dopo che Donald Trump ha firmato la legge sull’agricoltura americana, il cosiddetto Farm bill, la produzione di canapa negli Stati Uniti è stata resa legale a livello federale per la prima volta in quasi un secolo.

Per aziende come Elixinol Global, la quinta più grande compagnia di produzione di CBD del Paese, il passaggio della legge rappresenta un’importante opportunità che apre le porte a nuovi scenari.

La nuova legge ha dato nuova vita al sogno del CEO di Elixinol, Paul Benhaim, che ci aveva già provato una volta nei primi anni 2000: creare bioplastiche biodegradabili derivate dagli scarti della canapa per eliminare le plastiche tradizionali derivate dai combustibili fossili. Benhaim ha trascorso più di 20 anni a creare startup incentrate sulla canapa – da uno snack nutrizionale ai prodotti CBD per cui la sua società con sede in Australia è ormai nota.

Benhaim ha detto a Yahoo Finance che la sua ultima incursione nella plastica della canapa è fallita perché la produzione di canapa era troppo piccola. Ora stanno cambiando molte cose e si prevede che le coltivazioni continueranno ad aumentare in modo sostanziale.

Nel caso di Elixinol e dei suoi concorrenti, la canapa viene coltivata e raccolta per estrarre CBD per creme, tinture, integratori e persino bevande. Gli avanzi di quella produzione sotto forma di biomassa di canapa erano stati in alcuni casi esportati in Asia, poiché non era consentito utilizzarli secondo la legge degli Stati Uniti. Ora, Benhaim prevede di utilizzare gli scarti per formare i quattro nuovi polimeri di plastica di canapa che la sua startup, la Hemp Plastic Company, prevede di lanciare a gennaio.

“Nessuno sta facendo questa operazione ai livelli per cui ci stiamo preparando”, ha detto. Con la partnership in atto con Kevin Tubbs, proprietario di una società di imballaggi con sede in Alaska, Benhaim ha finanziato l’impresa e avviato un piccolo round di finanziamento.

 

“Ci sono un sacco di persone che cercano soluzioni ecologiche, i nostri prezzi sono competitivi, è c’è una convergenza di molti interessi”, ha sottolineato.

La stima di produzione dice che con gli scarti della canapa si può ottenere una bioplastica vendibile a 3,07 dollari per libbra, solo poco più del 6% del costo di quella tradizionale. Questa riduzione dei costi porterà la plastica di canapa più in linea con i polimeri di plastica grezza tradizionali.

Su circa 300 milioni di tonnellate di plastica prodotte a livello mondiale ogni anno, loro prevedono di partire con una produzione di 50 milioni di libbre di bioplastica di canapa (circa 23mila tonnellate) già a partire dal 2019. Ma la speranza è di iniziare in piccolo, per dimostrare che la plastica di canapa è un’alternativa utilizzabile e conveniente e partire da lì, sperando che le loro alternative attente all’ambiente diventeranno un punto di partenza.

 

“Non è che la plastica di canapa non ci sia, il problema è che il prezzo è quattro o cinque volte il costo del polimero grezzo tradizionale”, ha detto Tubbs, sottolineando che. “Puoi essere il ragazzo più ecologico del pianeta, ma con un costo di polimero quattro o cinque volte maggiore potresti non sceglierlo lo stesso.”

Intanto con il rimbalzo dei prezzi del petrolio, si prevede un restringimento del gap di prezzo, che è stato il punto di forza di Tubbs per i potenziali clienti che cercano di evitare oscillazioni dei prezzi delle materie plastiche. E, fortunatamente per la Hemp Plastic Company, ci sono un sacco di aziende in crescita di CBD o di marijuana disposte a pagare un po’ di più per la plastica di canapa o le plastiche biodegradabili.

Altre compagnie di cannabis potrebbero essere d’accordo, ma è la speranza di Tubbs e Benhaim è che anche le aziende di confezionamento più vaste si renderanno conto dei problemi che le plastiche tradizionali stanno portando all’ambiente. Come riportato da un recente studio della Fondazione Ellen MacArthur, a questi ritmi produttivi e senza cambiare modelli di smaltimento, il peso dei rifiuti plastici negli oceani potrebbe superare quello dei pesci entro il 2050.

Per Benhaim, è questo il motivo che lo ha portato a investire le proprie ricchezze in questo progetto parallelo che la sua società Elixinol vorrebbe portare fino in fondo. “Non ho davvero bisogno di altri affari”, ha detto. “Sono già occupato. E questo è qualcosa di cui il nostro mondo ha bisogno”.

Redazione di canapaindustriale.it

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