Campania: il progetto per convertire la filiera del tabacco in quella della canapa

Progetto canapa Campania

L’obiettivo è ambizioso. Convertire la filiera campana del tabacco in filiera della canapa. Una sorta di ritorno al passato ma con lo sguardo fisso al futuro, visto che parliamo di una delle zone maggiormente votate in passato alla coltivazione di questa pianta. Terra di Lavoro, regione storica dell’Italia Meridionale oggi compresa tra Campania, Lazio e Molise, era stata infatti fino agli anni ’50 il comparto agricolo a più intensa coltivazione di canapa in Italia.
L’idea è stata lanciata da Domenico Bovienzo, presidente dell’Associazione Nazionale Periti Tabacco, ed è stata raccolta da Umberto Riccio, a capo del Consorzio Distretto Turistico Caserta, nato per promuovere le eccellenze provinciali. “È chiaro – spiega Bovienzo – che non si parla più della vecchia canapa, lasciata a macerare nei lagni, ma della nuova canapa, un prodotto che oggi può essere trattato con l’impiego di tecnologie che, con il minimo sforzo, esaltano sia la redditività che la qualità. La Campania, ed è un grave ritardo cui porre rimedio, è l’ultima Regione che ha accesso un dibattito sul ritorno della canapa sativa, pur essendo stata la capitale della canapa nel Belpaese”. Per questo motivo Bovienzo ha redatto un progetto che il consorzio si sta impegnando a diffondere, in collaborazione con l’Ente Provinciale per il Turismo, l’associazione Terra Sovrana di Bruno Cortese e la Regione Campania.
Partita nel napoletano, la campagna di sensibilizzazione ha fatto tappa a Caserta, con una serie di convegni tenuti nei diversi Comuni della filiera del tabacco, filiera ormai in via di esaurimento. Ai sindaci, ai coltivatori, ai cittadini, agronomi e tecnici vengono raccontate le enormi potenzialità di una pianta che ha infinite applicazioni, nei settori alimentare, artigianale, industriale, edile e tessile. Ne abbiamo parlato con Domenico Bovienzo, qui sotto la nostra intervista.

Come si articola il progetto che avete immaginato per convertire la filiera del tabacco in filiera della canapa?
canapaIl progetto è stato presentato nel 2014 nelle mani del presidente della prima Commissione Agricolture e Foreste della Regione Campania, l’onorevole Carmine Mocerino. Il progetto punta alla filiera alimentare e nutraceutica in modo da ottenere il massimo del valore aggiunto per la porzione agricola. I semi possono rappresentare, assieme agli oli essenziali o le infiorescenze, la maggiore risorsa se le coltivazioni saranno fatte seguendo i disciplinari della cosiddetta GAP (Good Agricultural Practices) di produzione e trasformazione. Ed è con questo fine che stiamo tenendo incontri informativi e divulgativi a cura del sottoscritto coadiuvato dal Consorzio Distretto Turistico Caserta.

Uno dei problemi per una filiera moderna della canapa è la mancanza di centri di prima e seconda trasformazione, avete ragionato su come superare questo scoglio?
E’ certamente vero, ma è anche vero che la trasformazione delle paglie di canapa rappresenta solo una parte del problema. A mio avviso manca in Italia una moderna fase di prima e seconda trasformazione e quindi con scarsa domanda, nessun industriale è disposto a mettere in piedi un processo di trasformazione di canapuli e fibra se non vede un rientro certo dell’investimento. Seguono, ma non sono ultimi, i problemi qualitativi dei prodotti italiani con tali varietà oggi sul mercato di certo non favoriscono l’incremento di mercato, né per la parte canapulo e ne per la frazione fibrosa. Per quest’ultima resta ed è ancora portato avanti il mito che avevamo la fibra migliore del mondo quando tutto il lavoro era svolto in modo manuale; dobbiamo anche renderci conto che oggi la parte legata alla filiera del tessile per le fibre naturali in genere non esiste praticamente più.

Avete già iniziato dei progetti di fitorimediazione con la canapa? Cosa farete con la canapa utilizzata per le bonifiche?
Certo, abbiamo già visto anche qualche risultato decisamente positivo; ora attendiamo le risultanze dei centri specializzati e dai vari laboratori. La coltivazione testata ha rappresentato una vera e propria spugna assorbente per percolati e terreni inquinati. Premesso che la Regione Campania o la terra dei fuochi è inquinata sotto al 2% si presume che solo la parte radicale e la sezione del pedale sia interessata al deposito delle sostanze inquinanti. Al giungere dei dati dei vari laboratori che renderemo noti daranno migliore informazione di certo al momento la situazione è solo promettente. Definite con certezza le zone di deposito dalla varie università territoriali si potrà cercare la possibilità di smaltimento o recupero con eventuale riciclaggio tramite varie soluzioni tecniche che vanno dall’inceneritori con filtri, ai sistemi di pirolisi.

La canapa secondo voi può essere una soluzione ai problemi della “terra dei fuochi”?
Sarà da verificare l’efficacia e l’efficienza della coltivazione della canapa industriale dedicata di certo nelle aree di discarica, ma la nostra terra ha già dimostrato che il prodotto casertano, grazie alle sue doti pedo-climatiche del territorio, è sempre stato il migliore e rimane sempre quello più utilizzato nelle miscele di prodotti di utilizzo internazionale.

Redazione canapaindustriale.it

 


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