mercoledì, 24 Aprile 2019

Un portale in canapa per la rinascita del Marocco

Monica Brümmer
Monica Brümmer

Un portale in canapa nella regione del Rif, per simboleggiare le potenzialità delle paglie di canapa in bioedilizia, un settore sul quale il Marocco ha scelto di puntare per il proprio futuro.

Cannabric, azienda con sede a Granada, ha di recente completato il lavoro su un portale realizzato in canapa e leganti naturali nel piccolo villaggio Fir Tagourth nella regione dedita alla coltivazione di canapa dell’High Central Rif.

La situazione degli abitanti è stata la nostra ispirazione,” ha spiegato Monika Brümmer, l’architetto tedesco titolare di Cannabric, rilevando che la il nome del villaggio significa proprio “dietro il portale.”

Monika Brümmer da anni si dedica all’edilizia con materiali naturali e sta lavorando in collaborazione con Abdellatif Adebibe della Confederazione marocchina delle associazioni per lo sviluppo della Regione del Rif Senhaja, in un’iniziativa volta a migliorare le condizioni di vita nel Rif capitalizzando il potenziale economico delle paglie di canapa da utilizzare per nuove costruzioni, così come per il suo potenziale futuro nell’esportazione.

Portale in canapa_2
Portale in canapa_2

“Il nostro obiettivo è quello di utilizzare i prodotti di scarto della canapa in progetti di sviluppo locale e allo stesso tempo proteggere l’ambiente dalla deforestazione e dall’erosione”, ha sottolineato la Brümmer, spiegando che la canapa può aiutare a raggiungere gli obiettivi chiave della MEDCop 21, una conferenza tenutasi l’anno scorso tra tutti i Paesi del Mediterraneo per evidenziare l’impegno comune nella lotta contro il cambiamento climatico.

Il portale, completato durante il Ramadan, è stato costruito con canapa e leganti naturali ed ha impiegato un team di sei lavoratori marocchini che non aveva esperienza in alcun edificio precedente con i materiali da costruzione a base di canapa utilizzati nel progetto.

E’ un arco con due pilastri che ha richiesto 10 metri cubi di miscela di canapa. “Tutto il lavoro è stato fatto a mano, senza elettricità e acqua disponibile in cantiere”, ha spiegato la Brümmer sottolineando che il sole intenso ed il forte vento hanno aiutato a far asciugare il materiale rapidamente.

Redazione canapaindustriale.it

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