Il Corriere confonde la canapa alimentare con quella stupefacente: un grosso danno per tutto il settore

“Mangiare i dolci alla cannabis è più pericoloso che fumarla“, titola il Corriere della Sera in un articolo intriso di ignoranza o peggio malizia. Secondo uno dei principali quotidiani italiani infatti, ci sarebbero “Disturbi psichici e al cuore più frequenti in chi la ingerisce”, con “incognite sui prodotti che ora vengono venduti in 713 negozi in tutta Italia”. E passa poi a fare una racconto di alcuni studi in materia che spiegano come i cibi contenenti THC, edible in America, possano causare danni a chi li assume.

In un racconto che procede tra il grottesco e l’impreciso, l’autore, che a meno che non si tratti di un’omonimia è il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negrinel paragonare la situazione americana a quella italiana, si è dimenticato, e speriamo che sia solo una dimenticanza, di spiegare che il THC in Italia è legale solo a livello medico e sotto lo 0,2% per la canapa industriale, ma che tutti i prodotti alimentari che trovate nei negozi italiani, dalle fiere ai grow shop, passando per negozi alimentari e grande distribuzione, non contengono THC, perché sono derivati dal seme, e quindi non potranno mai causare gli indicibili effetti raccontati dal giornalista. Lo ha chiarito nel lontano 2009 il ministero della Salute con una circolare apposita.

In un passaggio arriva addirittura a parlare di morti da cannabis, quando è stato più volte dimostrato non solo che la cannabis non abbia mai causato un morto nella storia, ma che non esiste un quantitativo di THC tale da causare un overdose mortale.

Andando avanti il giornalista fa ancora più confusione parlando di cannabis light e accomunandola con la canapa alimentare. Lo ripetiamo a scanso di equivoci: in Italia, ad oggi, quando si parla di canapa alimentare, si parla dei derivati del seme, che NON contiene THC in quantità rilevanti. E quindi si parla di olio di canapa spremuto a freddo, che non solo non è dannoso, ma è considerato un alimento nutraceutico per la grande quantità di acidi grassi polinsaturi, omega 3 e 5, e antiossidanti, oltre che un prodotto dalle grandi proprietà per il trattamento della pelle e dei capelli, e della farina derivata dalla spremitura, dalla quale si ottengono prodotti dolci e salati, dalla pizza ai muffin, passando per torte, focacce, pane e pasta.

Non è più ammissibile che testate giornalistiche facciano questi errori grossolani, recando dei danni incommensurabili ad un settore che ancora oggi fatica ad uscire dal pregiudizio con cui viene guardato, proprio a causa della disinformazione dilagante.

Mario Catania

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