10mila addetti, 150 milioni di fatturato e 1500 aziende: i numeri della cannabis light

Sono i numeri del settore che il ministro dell’Interno ha annunciato di voler chiudere, i numeri del settore creato dalla cannabis light, le infiorescenze a basso contenuto di THC derivate dalle varietà di canapa industriale, in Italia: 10mila addetti, 1500 nuove aziende di trasformazione e commercializzazione, 800 nuove aziende agricole per un fatturato di 150 milioni di euro nel solo 2018.

Sono i numeri snocciolati da Stefano Zanda, direttore del Consorzio Nazionale Tutela Canapa a Il Sole 24 Ore, dopo aver sottolineato che le stime europee per la canapa industriale prevedono un indotto di 36 miliardi di euro entro il 2021.

Perché la canapa, e i nostri lettori lo sanno bene, non significa solo cannabis light. E’ una pianta che per i suoi svariati utilizzi abbraccia diversi settori, che vanno dal tessile all’alimentare, passando per la bioedilizia, la bioplastica, i combustibili e la produzione di energia, la cosmesi e la carta, che, oltre a sostituire i derivati del petrolio, diminuire drasticamente le emissioni di CO2, e aiutare a preservare le nostre foreste, può essere la chiave per creare una nuova economia perfettamente in linea con i principi della green economy, con zero rifiuti e un nuovo modo di gestione delle produzioni di energia.

La canapa può fare tutto questo perché è una pianta che può essere utilizzata in ogni sua parte senza generare rifiuti, è una delle fonti ideali per produrre energia dalla biomassa e contribuire a cambiare il paradigma della dipendenza dalle energie fossili, dai derivati del petrolio, dalle foreste che sono i polmoni verdi del pianeta, dall’allevamento intensivo animale e dall’edilizia tradizionale e dal cotone, tutte produzioni, per diversi aspetti, altamente inquinanti e dannose per l’ambiente.

E soprattutto perché stiamo parlando di un mercato legale e normato. Abbiamo una buona legge quadro che è stata approvata a fine 2016, oltre alle normative europee, e oggi sarebbe l’ora che le istituzioni si accorgessero delle potenzialità di questo vegetale, e guidassero il fenomeno con lungimiranza, attraendo gli investimenti esteri e aiutando le aziende italiane a crescere e sviluppare una filiera della canapa e derivati made in Italy, che potrebbero primeggiare a livello mondiale in tutti i settori.

Redazione di canapaindustriale.it

 

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