La cannabis light non si arresta

Dopo la sentenza della Cassazione sulla cannabis light si sono pronunciati in tanti, forse anche in troppi e non sempre a conoscenza della materia. Noi di canapaindustriale.it abbiamo voluto dare voce agli operatori del settore (associazioni di categoria, fiere di settore, produttori, negozianti, media) chiedendo un commento e il loro punto di vista sulla questione.

 

Matteo Gracis – DolceVita:

“La legge sulla canapa industriale fatta a fine 2016 era incompleta e conteneva un vuoto normativo sul quale si è sviluppato il business della cannabis light, che sicuramente andava colmato, ma la Cassazione l’ha fatto nel peggior modo possibile, creando ancora più confusione. Là troviamo una decisione assurda perché il resto del mondo sta andando in una direzione ben precisa, ovvero quella della legalizzazione della cannabis con 10 stati USA e Canada che si sono aggiunti all’Uruguay ed è un processo che sta arrivando anche in Europa: il primo paese che legalizzerà la cannabis potrebbe essere il Lussemburgo con altri a seguire. L’Italia in tutto questo va nella direzione opposta: non solo non si parla della legalizzazione della cannabis, ma si vuole addirittura limitare o proibire la cannabis light. Per fare un paragone forzato ma comprensibile, la cannabis light equivale alla birra analcolica (con la differenza che la birra non ha le decine di proprietà mediche e industriali della canapa). I benefici economici e sociali che stanno avendo gli stati che hanno legalizzato fanno capire che essere contrari alla legalizzazione è del tutto illogico e immotivato”.

 

Luca Marola – Easyjoint:

“La sentenza della Cassazione sulla cannabis light e il modo in cui i giornali hanno riportato la notizia hanno creato confusione e incertezza in un settore che ha sottratto alle mafie il 12% del mercato e ha dato lavoro a 15mila persone in due anni.  Questo indotto rischia di essere distrutto dal furore ideologico contro la “droga” e dall’altro si torna a riconsegnare questo 12% alla criminalità. Noi di easyjoint abbiamo lanciato una forma di protesta: su ogni balcone coltiviamo la Salvina la pianta resistente, simbolo di una caccia alle streghe inutile (accompagnata dall’etichetta “Coltivatela a casa vostra”) e in risposta all’intenzione dichiarata di Salvini di chiudere tutti  negozi uno ad uno. Il testo della sentenza in realtà lascia tutto com’era prima. In Italia resta un vuoto legislativo che nè la politica nè tantomeno la magistratura sono riuscite a risolvere, esplicitando i limiti di questa legge.”

 

Pietro Moramarco – Ceo di Mary Moonlight

“La sentenza della Cassazione del 30 Maggio 2019 conferma giustamente che non c’è nessun divieto nel vendere cannabis purchè rispetti il limite di thc dello 0,5 posto dalla 309\1990. Mary Moonlight che è stato il primo marchio a distribuire Cannabis legale in Italia, è stata di conseguenza anche una delle prime aziende a subire un grande sequestro il 20 Marzo del 2018 ed infine relativo dissequestro pochi mesi fa con la disposizione della Procura della Repubblica preso il tribunale di Lodi del 14\11\2018, dissequestro in cui viene specificatamente citata la 309\1990, nel decreto viene riportato ciò – NON PRESENTA NATURA STUPEFACENTE POCHE’ PRIVA DI EFFETTO DROGANTE (AVENDO PERCENTUALI DI PRINCIPIO ATTIVO ALLO 0.5% THC) -.
Stiamo rispettando completamente le disposizioni della Procura della Repubblica ed abbiamo l’esperienza e la professionalità per continuare a lavorare in controllo e sicurezza, per noi, per i nostri dipendenti e per i nostri rivenditori. Riteniamo che per tutelare le poche aziende professionali come la nostra presenti in Italia, che producono e distribuiscono canapa, ed a tutela del consumatore sia necessario una regolamentazione legislativa: i FIORI DI CANAPA sono innanzitutto un PRODOTTO ALIMENTARE,come nei paesi in cui c’è questo riconoscimento di categoria d’uso commerciale, si potrebbero fare dolci, tisane, drink e molto altro ancora. Ci sono certamente anche molti fumatori, ma non è
l’unico uso di questo fantastico prodotto della natura; per questo essendo prodotto alimentare deve essere normato come un qualunque prodotto alimentare, con le norme igieniche, asl e quant’altro, relative ai prodotti alimentari e rispettando i limiti sugli stupefacenti.Senza questa regolamentazione purtroppo i consumatori non sono tutelati, per questo motivo crediamo che il Governo si muoverà verso questa semplice direzione, perchè SOLAMENTE così si tutelano i cittadini e si fanno gli interessi del paese, priorità che sono centrali per i nostri politici in carica avendo a cuore il proprio popolo che l’ha eletto, proprio per esser tutelato. Facciamo appello al governo in tal senso e
ci mettiamo a disposizione se in qualche modo potessimo esser utili.”

 

Beppe Croce – Federcanapa

“Il pronunciamento della Cassazione, malgrado il linguaggio circonvoluto, dice inequivocabilmente che non può configurarsi reato ascrivibile all’art.73 del decreto sugli stupefacenti (309/90) la vendita e la commercializzazione al pubblico di prodotti derivati dalla coltivazione della Cannabis sativa L. se tali prodotti sono “in concreto privi di efficacia drogante”. Esiste un’ampia letteratura scientifica e forense che fissa allo 0,5% il limite di THC al di sotto del quale non è rilevabile effetto psicoattivo e lo ricorda anche una Circolare del Ministero dell’Interno del luglio 2018[1]In tale quadro Federcanapa ritiene legittimo vendere al pubblico derivati dalle infiorescenze di canapa industriale, purché provengano da varietà europee certificate e rispettino la salute dei consumatori sia sotto il profilo del THC che su quello di altre sostanze nocive quali muffe, metalli pesanti, micotossine o altro. A questo proposito Federcanapa, insieme a CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) e Confagricoltura, ha adottato un Marchio e un Disciplinare di Produzione delle Infiorescenze per certificare e tracciare l’intera filiera produttiva e garantire la qualità e la sicurezza dei prodotti. Riteniamo quindi che i prodotti a marchio “Fiore di Canapa Italiano”, ottenuti in conformità con questo Disciplinare, siano privi di efficacia drogante e di rischi per la salute e, di conseguenza, la relativa commercializzazione non possa costituire reato. Pertanto a quei negozianti che intendono proseguire la loro attività di vendita, nel rispetto dei criteri indicati, Federcanapa assicura il suo sostegno e il sostegno dei suoi legali”.

[1] ‘Aspetti giuridico-operativi connessi al fenomeno della commercializzazione delle infiorescenze della canapa tessile a basso tenore di THC e relazioni con la normativa sugli stupefacenti’ Ministero dell’Interno – Dipartimento di Pubblica Sicurezza, Direzione Generale Affari Generali Polizia di Stato – 31 luglio 2018

 

Sergio Martines –  Canapar:

“Voglio sottolineare che quando si parla di canapa, il riferimento non è solo alla cannabis, che peraltro occupa solo una frazione del mercato, ma si parla di moltissime altre applicazioni come ad esempio il fiorente mercato della cosmesi, quello della nutraceutica, quello dell’edilizia, per poi arrivare a quello importantissimo della terapeutica. Ci spiace che, a differenza del panorama europeo e mondiale di apertura al mondo della canapa, l’Italia con la sentenza di ieri della Cassazione abbia subito una battuta d’arresto. Ne capiremo meglio, quando verranno depositate le motivazioni che ne chiariranno l’impianto logico-giuridico. Come imprenditore, mi trovo vicino, nonostante non sia nel nostro core business, a tanti startupper che si sono affacciati e hanno investito in un settore che resta promettente. Ripeto, attendiamo le motivazioni e operiamo sempre nel rispetto delle leggi”.

 

Marco Moscatelli e Corrado Pitteri – Semi Matti

“Appoggiamo e continuiamo con la vendita di canapa ed infiorescenze al di sotto dei limiti droganti stabiliti dalla 309/90  e come agricoltori coltiviamo rispettando la 242 /2016. Siamo sul campo da oltre cinque anni, la nostra prima semina, risalente al 2014, è stata fatta in collaborazione con le forze dell’ordine, le scuole e tante associazioni di volontariato locali. Nel corso dei successivi 4 anni abbiamo organizzato e partecipato a conferenze e dibattiti  in cui abbiamo illustrato e presentato i nostri progetti insieme a politici, architetti, medici, primari e tecnici specializzati nel settore per spiegare le differenze tra marijuana e cannabis light per avviare e continuare un mercato che ha portato benefici economici ed in termini occupazionali senza precedenti soprattutto in agricoltura.”

 

Luca Cammarata – Cbweed:

“Aspettavamo la sentenza del 30 Maggio non con ansia ma con impazienza, perché eravamo fermamente convinti che questa avrebbe definito una volta per tutte i confini entro i quali operare in un business che dà lavoro a oltre 10.000 giovani e produce un fatturato (con tanto di gettito fiscale) superiore ai 100 milioni di euro. Come abbiamo più volte ribadito infatti l’obiettivo di CBWEED è continuare a operare nel totale rispetto delle regole e della legge: per farlo però è fondamentale che la legislazione in merito sia chiara, lineare e trasparente. Eravamo insomma convinti che dal 31 Maggio avremmo potuto continuare a produrre lavoro, per i nostri dipendenti e per i nostri associati, senza preoccupazioni di sorta. La realtà invece dice che la sentenza non ha fatto altro che annebbiare ancora di più la situazione in cui il mercato della canapa si barcamenava, senza chiarire i termini e le circostanze in cui fosse lecita la coltivazione e la vendita del prodotto. Come già ben noto, le infiorescenze di cannabis light vengono da sempre vendute in attività commerciali di florovivaismo a scopo di ricerca tecnica e di laboratorio, e indicate per agricoltori e università. A seguito della sentenza delle SSUU si evince dunque la totale liceità della nostra attività volta a commercializzare un prodotto che rientra tra le specie agricole regolarmente coltivabili e che non possiede un principio attivo di delta-9-tetraidrocannabinolo superiore alla soglia drogante di 0,5%. Ma nonostante queste certezze, in un paese dove “tutto cambia perché tutto rimanga com’è”, in una eco di Gattopardiana memoria, non ci resta che incrociare le dita mentre restiamo in attesa dell’uscita delle motivazioni della Sentenza della Cassazione.”

 

Matteo Moretti – JustMary:

“Perdiamo 1000 euro al giorno da Giovedì, con 12 persone a casa, in attesa delle motivazioni della sentenza. La verità è che questa sentenza fa un favore a una sola categoria, quella degli spacciatori che stanno fuori dalle scuole o agli angoli delle stazioni. Oltre a questo, noi ci siamo sempre mossi nell’ambito della più completa legalità. Fino a prova contraria il limite di presenza di THC, che è l’elemento che rende la cannabis ‘drogante’ è di 0,5. La nostra ne contiene 0,2. Non capisco come si possano cambiare le regole in corsa, incuranti delle conseguenze. Questo in un settore che in pochi anni è arrivato a cubare milioni, in tutta Italia. Ci saranno danni per tutti: per gli agricoltori e per i rivenditori, che hanno fatto investimenti nella più completa legalità e che ora rischiano di ritrovarsi senza lavoro e magari pure indebitati.”

 

Stefano Bresciani – CBD Collection:

“La storia della canapa sembra ripetersi ancora una volta! La canapa, denominata ormai in molto paesi “l’oro verde”, è stata, per il nostro paese, e forse sarà ancora un grande valore aggiunto, grazie ai suoi numerosi impieghi nel campo alimentare, cosmetico, medico/scientifico, tessile, “tecnico”, della bioedilizia fino alle bioplastiche. Purtroppo, questi molteplici usi vengono spesso messi in secondo piano rispetto all’errata equivalenza canapa=droga. Durante questi due anni di mercato è stato arduo distinguere il concetto di canapa, derivati e cannabinoidi dal concetto di droga e ancor più difficile è stato sviluppare un business che attualmente in tutta Italia vale più di 150 milioni di Euro. L’apertura di questo mercato ha dato vita a migliaia di attività in diversi settori, ha creato migliaia di posti di lavoro e ridato slancio all’agricoltura italiana, dove si è passato dai 400 ettari coltivati a canapa nel 2013, ad oltre 4000 nel 2019 e soprattutto dove centinaia di aziende agricole e non hanno investito ingenti capitali, risorse e contributi, sottraendo oltre 170 milioni alle organizzazioni criminali nell’ultimo anno. I numeri raggiunti, questi sì, sono stupefacenti! Ma ovviamente ci risiamo,la canapa come già successo negli anni precedenti ed in particolare nel ’61 con la sottoscrizione della Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti e nel ’75 con la legge Cossiga è nuovamente oggetto di attacchi infondati e strumentali. Quale sarà il suo destino? Sarà destinata nuovamente a scomparire a seguito di questa bufera mediatica dovuta a erronee interpretazioni, o riusciremo a fare un passo avanti, superando infondati pregiudizi, sulla scia di quanto già affermato anche dall’OMS?! Ricordiamo infine a tutti l’importanza dell’incontro che si terrà il 6 giugno a Rho con tutti gli operatori del settore al fine di coordinare al meglio le attività e le valide soluzioni atte a risolvere le molteplici problematiche di questo settore”.

 

Filippo Vona – GSI Grow Shop Italia

“Circa 14 anni fa quando subimmo la prima offensiva dell’allora Ministro Giovanardi che ci portò a ben 3 procedimenti penali, eravamo poco più di  90 attività… oggi siamo 2000 ed in tribunale possiamo contare circa il 95% delle vittorie. Risultato: NOI SIAMO ANCORA QUA caro Salvini e i tuoi vecchi colleghi erano molto più preparati e forti come avversari. Tu ti limiti a debole propaganda ed oggi come ieri non riuscirai a fermare un processo globale in corso….”

 

Giuseppe Di Colandrea –  Wineweed

“In merito alla sentenza del 30 maggio 2019, purtroppo fino ad oggi la vendita dei derivati  della Canapa sono state fatte in base al conosciuto buco normativo della legge 242, quindi un borderline.  Io come società agricola CLASO mi sono messo in testa di poter trovare una soluzione per questo inferno di situazione dove oggi é presente una mala informazione globale e dove tanti che hanno improvvisato un business, si sono trovati in una situazione sconfortante e disagiata.  Per questo, testardo come sono, ho creato il comitato Canapa Italia dove raccogliamo problemi al quale cerchiamo con consulenti, avvocati e professionisti, delle soluzioni globali che possano servire a tutti.  Il primo obiettivo è incontrarci il giorno 6 giugno dalle 10 di mattina ad oltranza presso la mia sede di Rho dove tutti gli attori del settore potranno capire e saranno spiegati gli argomenti della sentenza in questione.  A seguire porteremo avanti una petizione e tante altre attività che pubblicheremo dal 6 giugno in poi.
Ecco il link per aderire al nostro gruppo telegram: https://t.me/joinchat/Ah7PRxE0bgmgi-uJGmS3EQ”

 

Emanuele Altezza – Associazione Canapa in Mostra

“L’associazione Canapa in Mostra, nel riaffermare e consolidare il proprio impegno nella promozione della filiera della canapa legale e tenuto conto dell’informazione provvisoria numero 15 della cassazione a sezione unite del 30 maggio 2019, tiene a precisare che: in primis bisogna attendere il dispositivo della sentenza della Cassazione a Sezione Unite e delle motivazioni poste alla base di tale decisione al fine di enucleare dettagliatamente i limiti entro i quali la filiera suddetta può continuare ad operare, essendo tale informazione provvisoria esclusivamente una comunicazione anticipatoria del principio di diritto, della massima scaturente dalla decisione presa dal Massimo Consesso. Pertanto l’Associazione auspica che il deposito della sentenza avvenga in tempi brevi, al fine di non aggravare ulteriormente i danni che una decisione di tal guisa sta causando agli operatori del settore, i quali si sono mossi sempre con la volontà di rispettare la legge, che però si è mostrata carente e lacunosa per molti aspetti. L’associazione Canapa in Mostra ritiene opportuno soffermarsi, in questa sede, sui risultati ottenuti dalla fiera, giunta alla sesta edizione, con l’appoggio costante delle istituzioni, e per il tramite di tutte le attività culturali e di promozione svolte in Italia ed all’estero, tra le quali ci sovviene mettere in rilievo la pubblicazione delle tre edizioni del libro “Canapa in Tesi” e l’organizzazione e lo svolgimento di vari convegni con il riconoscimento ed il rilascio di crediti formativi per gli appartenenti agli ordini professionali, quali quelli dei medici e dei farmacisti. Inoltre è doveroso menzionare il livello occupazionale raggiunto, che, con una costante crescita, è arrivato a toccare oltre 100 figure professionali utilizzate nelle attività svolte per la realizzazione della fiera. Altresì si deve affermare che la stessa è un volano per persone che si avvicinano alla filiera della canapa, entrando nel business dopo aver avuto modo di conoscerlo e che la stessa può essere considerata incubatore ed acceleratore d’aziende del settore. Concludiamo, chiedendo chiarezza e tutela istituzionale ad ogni livello, sia per l’Associazione ed i suoi aderenti, che negli anni hanno profuso energie mentali, fisiche ed economiche per un settore che può essere considerato apripista per la ripresa economica nazionale e caratterizzato da un alto livello di sostenibilità ambientale nonché di riqualificazione del territorio nazionale e nel quale tantissime aziende hanno investito ingenti risorse e che ora vedono messi a rischio da questo cambio di rotta.”

 

Ilaria Laghi – Canapa Expo Novegro:

“Lo svolgimento della fiera non è in discussione. Il nostro evento è e vuole essere da sempre un punto di riferimento prima di tutto informativo sul mondo della canapa a 360° che è quanto recita il nostro claim fin da tempi non sospetti. Lo dimostrano anche i numeri: abbiamo già raccolto il 60% delle adesioni dello scorso anno nonostante manchino 6 mesi all’evento e la maggior parte di queste sono aziende estere e start-up. Questo non solo ci fa pensare che l’Italia è e può essere un business point cruciale per settori come la bioedilizia, la farmaceutica e la cosmesi ma soprattutto che il settore è in fermento per quanto riguarda il mondo della ricerca medica e chimica (penso alle bioplastiche per es.). Non neghiamo che questa sentenza abbia complicato il nostro lavoro: parliamo tutti i giorni con aziende che vivono in un clima di incertezza, ma teniamo duro e speriamo che a breve arrivino chiarimenti. Certamente la manifestazione al momento dello svolgimento si svolgerà negli ambiti previsti dalla legge e secondo normativa vigente, nel massimo rispetto e collaborazione con gli enti preposti”.

 

Claudio Petrini – Canapafestival 2019:

Punto uno: ci si sente nel mirino. È una sensazione, però, con la quale abbiamo imparato a convivere fin dalla nostra prima edizione nel 2016 e uno dei motivi che ci ha spinto a realizzare il festival. Affrontare un argomento che troppo spesso genera chiusure mentali, consapevoli che il modo migliore per superarle sia una corretta informazione.

Punto due:  siamo sempre stati fermamente convinti che le obiezioni sollevate contro la canapa siano frutto di pregiudizi e non avallate da riscontri scientifici, anzi, gli studi delle maggiori università italiane ed estere evidenziano le potenzialità polivalenti della canapa in innumerevoli settori e la sua valenza ecosostenibile. In Italia servirebbe, adesso più che mai, far parlare la scienza e gli studi prima delle ideologie.

Punto tre: parlando a titolo personale potrei rispondere che ci sono forse interessi “forti” che ostracizzano il dialogo per non infastidire lobby quali quelle del tabacco, degli alcolici o del gioco d’azzardo… Ma forse è solo dietrologia. Dati alla mano invece potrei citare pareri autorevoli come quello della rivista “The Lacet” che ha da tempo stilato una tabella delle dipendenze in base alla loro pericolosità sociale e sulla salute dove la canapa risulta agli ultimi posti dopo sostanze totalmente legali come nicotina, alcool, caffeina o psicofarmaci, senza contare la piaga odierna della ludopatia. Per quanto riguarda i vantaggi che verrebbero tolti alle mafie sono più che evidenti se si pensa che solo col mercato della canapa Light si stima un calo degli introiti per la criminalità organizzata del 10% su un mercato di miliardi di euro. Ricordiamo come anche massime autorità quali l’ex direttore della DIA Franco Roberti abbia sottolineato più volte l’infruttuosità di un approccio puramente repressivo a fronte di una revisione legislativa sull’argomento. E se lo dice l’antimafia…

Punto quattro: certamente, così come ogni esponente politico o di governo. La nostra è una manifestazione da sempre apartitica ma non apolitica. Crediamo nel confronto e siamo ben disposti ad ascoltare le ragioni di tutti, chiediamo solo di far parlare i dati scientifici prima delle ideologie”.

a cura della Redazione

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