Canapa industriale: approvata la risoluzione sulla biomassa, resta aperto il nodo infiorescenze

Una risoluzione di maggioranza che in particolare si impegna a disciplinare la cessione di biomassa essiccata e prevede anche l’impegno del ministero della Salute a definire con un decreto i livelli massimi di residui di THC ammessi negli alimenti e ad attuare il decreto legislativo n.75 del 21 maggio 2018 relativamente all’elenco delle piante officinali, è stata approvata ieri in Commissione Agricoltura.

E’ un provvedimento che non ha valore di legge ma serve per indirizzare il governo, dando il via alla cessione di biomassa di canapa, “intesa come materia prima composta da parti vegetative aeree, ivi compresi: steli, canapulo, fibra, semi, foglie, fiori e/o infiorescenze”, per la fornitura ad imprese farmaceutiche, alimentari, cosmetiche e manifatturiere nel rispetto della disciplina vigente in ciascun settore. Gli altri punti prevedono la possibilità di stanziare risorse nel 2020 per il comparto, la ricerca, l’innovazione tecnologica e l’eventuale creazione di un polo sementiero; l’attivazione di un tavolo tecnico tra il ministero delle Politiche agricole, quello della Salute, dell’Interno, della Giustizia e dello Sviluppo Economico; e infine la richiesta di un decreto del ministero della Salute per stabilire il limite massimo di THC negli alimenti; quest’ultima è una norma che in teoria sarebbe dovuta arrivare dopo 6 mesi dall’approvazione della legge 242 del 2016 e nel frattempo sono passarti quasi 3 anni.

L’avvocato Giacomo Bulleri ha sottolineato a Dolce Vita che, “L’unica cosa certa è la cessione di biomassa per i vari settori, il resto è demandato a tavoli tecnici e discussioni che si dovranno affrontare”. Per la questione della biomassa, che comprende anche le infiorescenze, “viene resa legale la cessione, risolvendo il discorso del trasporto che sarebbe normato, con il limite chiaro dello 0,2% di THC. Quindi una cosa positiva per la parte agricola. C’è da sottolineare che, essendo in commissione agricoltura, non si poteva andare oltre le proprie competenze”.

Quello che non viene risolto, e che secondo l’avvocato non era competenza della commissione, è la questione della commercializzazione della cannabis light. Per farlo bisogna cambiare la legge ma le proposte ci sono già e andrebbero discusse: una, a firma di Matteo Mantero, oltre che la commercializzazione del fiore risolverebbe anche il problema delle talee, mentre l’altra, presentata da Più Europa, interverrebbe solo sulla questione della cannabis light.

Intanto continuano i sequestri e la questione dell’efficacia drogante sollevata dalla Cassazione, viene interpretata nei diversi processi penali a seconda dell’opinione dei giudici, che in larga parte dissequestrano le infiorescenze. L’ultimo caso è avvenuto nei giorni scorsi a Lucca, in un procedimento seguito dall’avvocato Zaina. “Per la Cassazione esula dalla 242 quindi ad oggi rimane il discorso dell’efficacia drogante”, sottolinea Bulleri specificando che: “Ieri un altro provvedimento seguito dall’avvocato Zaina a Lucca ha stabilito nuovamente che perla commercializzazione il limite resta lo 0,5% ma si va a macchia di leopardo: uno commercializza a proprio rischio e pericolo e poi, se si va nel penale, si deve difendere nelle sedi opportune”.

Redazione di canapaindustriale.it

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