Certificazione di processo per impianti e coltivazioni di canapa: molto più che un pezzo di carta

Il motivo per il quale è nata J Energy è quello di aiutare le aziende del settore a raggiungere le proprie aspettative confrontandosi con mercati strutturati e rigidamente regolamentati, mettendo a disposizione le nostre esperienze fatte in altri settori che solo apparentemente non presentano similitudini.

La mancanza di un sistema che pone regole e limiti di comportamento non permette di avere un successo durevole nel tempo e di costruire progresso.Il settore industriale della canapa italiana è rimasto immobile rispetto alle aperture e alle regolamentazioni sempre più stringenti che rileviamo negli altri Paesi e la causa principale è legata alla mancanza di un sistema credibile per la produzione e gestione della pianta e dei suoi derivati.

Un sistema di produzione industriale (e non amatoriale) della canapa per considerarsi tale non può subire passivamente le tempeste provocate da estemporanee (nella forma e nel contenuto) dichiarazioni politiche come capitato nel recente passato. Un sistema industriale deve essere credibile, solido e regolamentato autoimponendosi in extrema ratio procedure e standard mutuate dai settori più affini.

L’adozione e l’implementazione di un sistema certificato è quindi necessario per la propria tutela legale, per proteggere e alimentare le proprie aspirazioni e per migliorare continuamente la propria realtà.

Quando i piani saltano si usano tattiche di breve periodo fino a raggiungere il risultato sperato avendo come obiettivi solo cose tangibili: si adottano comportamenti opportunistici, non si controlla la produzione in maniera sistematica, si abbassano i prezzi o si propongono sconti, si risparmia sulle analisi e si promette il prodotto migliore al minor prezzo possibile. La strategia di giocare sul prezzo inficia negativamente sugli utili anche se fa aumentare il fatturato portando ad un collasso certo.

Abbiamo valutato e rinunciato a progetti per importanti aziende del settore che stanno adottando politiche che manipolano “benevolmente” il mercato e non lo ispirano. Sono le realtà che non hanno pianificato periodicamente il riesame della direzione, l’analisi del contesto e delle parti interessate e non hanno provveduto alla definizione dei rischi e delle opportunità.

Coltivare 20 ettari a canapa è una decisione che deve basarsi su ipotesi complete e strutturate; è noto che la canapa assorbe i metalli pesanti presenti nel terreno e che quest’ultimi, in quantità più o meno importanti, rimangono nella pianta e nei suoi derivati primari di conseguenza il prodotto che dovrebbe essere immesso sul mercato risulta essere di scarsa qualità, di basso prezzo e pericoloso.

Un piano di campionamento e verifica dei terreni è, per quanto detto prima, eticamente obbligatorio e industrialmente conveniente. Queste scelte devono però essere prese da un sistema metodico e lineare, ad esempio pianificando un confronto tra i valori dei principi attivi tra stesse genetiche (piante) cresciute in ambiente indoor e outdoor e tracciando, durante la crescita delle piante, le curve di CBD e THC.

Siamo proprio sicuri che se l’obiettivo è l’estrazione dei principi attivi, la pianta deve arrivare a completa fioritura? Sappiamo quanto la presenza e la direzione di vento, in un campo outdoor, aumenta il livello di CBD e THC nella pianta? Siamo a conoscenza della differenza dei costi tra produzione indoor, outdoor e green house comprensivi di tutti i “costi nascosti” (hidden costs direbbero gli inglesi)? Tasso di mortalità, peso, titolazione dei principi attivi e quindi costo dei processi estrattivi dei derivati, sono informazioni necessarie per impostare una visione industriale basata su un continuo processo di miglioramento.

I dati empirici raccolti e analizzati seguendo le procedure contenute nel Manuale di Gestione della Qualità, hanno permesso di rispondere compiutamente a tutte le domande sopra riportate aprendo un nuovo sistema di programmazione e gestione della coltivazione.

Il sistema permette di impostare una metodologia di lavoro coniugando l’esperienza pragmatica della coltivazione con quella sistematica dei controlli, generando così una reazione a catena nella conoscenza della coltura. Si tratta di migliorie che permettono alle realtà industriali di gestire le crisi e di soddisfare le richieste di mercati strutturati, raggiungendo in questo modo i propri obiettivi di redditività e non di vendita.

Recentemente in Svizzera, in un’analisi di 20 campioni di prodotti a base di CBD, il contenuto totale di CBD variava dallo 0,182 al 3,334% e differiva in dieci campioni dal contenuto di CBD presentato dal produttore di oltre il 10%. Solo sette dei 20 campioni, secondo lo studio pubblicato su Forensic Science International contenevano il contenuto corretto di CBD.

Alla luce di questi risultati e delle relative conseguenze, il mercato e i produttori hanno instaurato procedure di controllo delle materie prime in ingresso e dei processi produttivi cercando di riconquistare il crollo delle vendite, scenario ancora attuale.

Il costo che hanno pagato e stanno pagando per la loro manipolazione benevola del mercato è esponenzialmente più elevato di quanto avrebbero investito nel perseguire il proprio obiettivo.

Il Sistema Canapa che verrà ……

Ing. Daniele Coppa – J Energy/HASP Relief

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