“La canapa non è tra le piante officinali ma puntiamo sulle filiere per uno sviluppo sostenibile”

4 Novembre 2020 | Canapicoltura e infiorescenze, Economia e politica

In un momento delicato per la canapicoltura italiana, con molti temi sul tavolo da affrontare nei prossimi mesi, abbiamo sentito l’esigenza di fare il punto della situazione per capire come il governo abbia intenzione di gestire il fenomeno in un periodo chiave per gli agricoltori e per il futuro di tutto il settore.

E così abbiamo contattato l’onorevole Giuseppe L’Abbate, esponente del M5S e sottosegretario alle Politiche Agricole del Governo Conte, con il quale abbiamo affrontato diversi temi: dalla questione della canapa che sarebbe stata inserita nell’elenco delle piante officinali (ma vedremo che non è così), passando per i prossimi passi che saranno fatti per attivare le varie filiere e un commento sul decreto del ministero della Salute riguardo ai preparati contenenti CBD, che, dopo la discussione che si era creata, è stato sospeso.

È stato riportato che la canapa sia stata inserita nell’elenco delle piante officinali, ma a vedere i documenti ufficiali, non mi pare sia così, nel senso che non è stato pubblicato il decreto che aggiorna la lista delle piante officinali, ma un decreto che spiega quali piante siano assicurabili, è corretto?
Facciamo un po’ di chiarezza: noi abbiamo inserito la canapa come pianta officinale, ma è una posizione che va concertata con il ministero della Salute e dell’Ambiente con cui l’interlocuzione è in corso.
Invece il decreto pubblicato riguarda la possibilità di assicurare la pianta di canapa da estrazione: è un’operazione che viene fatta ogni anno per stabilire quali siano le colture assicurabili. Il che non significa che è stata consentita l’estrazione: ciò che è permesso fare con la pianta riguarda sempre le leggi in vigore. Per evitare ambiguità, il decreto verrà rivisto.

Ma nel caso in cui la canapa venga inclusa tra le piante officinali, significherebbe autorizzare l’uso umano o l’attività estrattiva?
No, varrebbe sempre il principio che tra gli usi consentiti dalla legge.

A breve partirà il tavolo di filiera presso il ministero  delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali: ha un’idea di quali saranno le tematiche e cosa potrà risultare da questo tavolo con gli esperti di settore?
Le tematiche le solleverà proprio il settore: il tavolo, che ho fortemente voluto, serve proprio a discutere delle problematiche per capire quali azioni intraprendere, non solo normative, ma anche interventi per favorire la filiera e spero che la discussione non sia incentrata solo sull’infiorescenza. Io credo nelle potenzialità della pianta parlando di ciò che è mia competenza, quindi la produzione agricola. Tutto ciò che viene fatto successivamente con la pianta, va in un altro campo, con competenze del ministero della Salute e dello Sviluppo economico. Spero che si sviluppi una filiera della canapa che sarebbe un bel volano economico da mettere in moto e il tavolo serve proprio a questo, oltre che per rispondere alle sollecitazioni del settore: è un tema che ci sta a cuore fin da quando abbiamo spinto per l’approvazione della legge 242 e che ora potremo affrontare con tutti gli organi competenti. È tutto pronto, abbiamo già le liste degli esperti di settore, e appena la ministra firmerà faremo subito la prima convocazione, forse già a novembre.

In Puglia è nato un centro di prima trasformazione della canapa a Cerignola, ad oggi l’unico funzionante in Italia, che, oltre ad aver permesso di chiudere la filiera locale della bioedilizia, dalle piante coltivate alla costruzione di abitazioni, darà anche la possibilità di avviare le filiere che ancora non abbiamo…
Questo è quello che ci serve e che spero avvenga. Se riusciamo a far partire queste filiere si potrà generare un reddito dalla coltivazione della canapa perché abbiamo dei mercati di sbocco. Come ho sempre detto: usiamo le parti della pianta che possiamo utilizzare, che sono tantissime. Se facciamo partire la filiera della bioedilizia o del tessile, abbiamo veramente grandi opportunità. Quindi ben venga questo esempio virtuoso, spero che abbia successo e possa crescere sempre più in modo tale da essere da esempio anche in altri territori.

Anche perché ad esempio l’EIHA dice che si potrebbe puntare sulla canapa per avviare un vero New Green Deal a livello europeo per sviluppare una nuova economia sostenibile…
Oggi c’è questo grande tema della sostenibilità ambientale, e niente è meglio della canapa per interpretare questa grande sensibilità che c’è a livello europeo. Il mio consiglio è quello di utilizzare e sfruttare gli strumenti che già abbiamo a disposizione come i PSR regionali o la presentazione di un bel contratto di filiera al Mipaaf che potrebbe finanziarlo.

So che non è di sua competenza ma il ministero ha pubblicato un decreto che inserisce le composizioni sull’olio di CBD, che poi è stato sospeso. Cosa può dire agli operatori di settore delle estrazioni?
La domanda è: come facevano queste aziende a fare estrazione di CBD? In quale quadro normativo? L’estrazione di CBD è consentita solo da chi è autorizzato dal ministero della Salute e dall’AIFA, già prima del decreto, e in Italia, nonostante ci siano due richieste pendenti, non c’è nessuna azienda autorizzata a farlo. Se l’autorizzazione a queste aziende verrà data ci saranno i protocolli che regolamenteranno come questa debba avvenire. Alla luce del dibattito venutosi a creare, si è preferito ritirare il decreto così da evitare ulteriori confusioni e fraintendimenti.

Ma ci saranno problemi anche per la cannabis light?
C’è sempre stata un’ambiguità di fondo, per la quale l’infiorescenza è stata venduta come materiale da collezione, cercando di aggirare la norma, che però è abbastanza chiara, e dice cosa si possa fare e cosa no: per le infiorescenze è previsto solo l’uso floreale, non quello umano. Ribadiamo comunque che il decreto è stato poi ritirato proprio per scongiurare ulteriore confusione.

Mario Catania

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