Gli errori più frequenti di chi inizia a coltivare canapa

27 Gennaio 2021 | Canapicoltura e infiorescenze

Quali sono gli errori più frequenti di chi approccia alla canapicoltura? La dottoressa Maria Teresa Basciano (nella foto sotto), agronoma specializzata nel settore, racconta quali sono gli sbagli più comuni, come prevederli e come risolverli. 

Negli anni scorsi il settore canapicolo è divenuto un vero e proprio campo di battaglia per gli imprenditori agricoli più temerari che, pur non avendo una specifica esperienza, hanno deciso di affrontare il compito di scalare ripide montagne del comparto caratterizzate da leggi, circolari ministeriali, emendamenti e non ultime anche le complesse difficoltà produttive.

Molti tra agricoltori, esperti e neofiti, si sono interessati e si interessano ancora alla coltivazione di canapa a basso tenore di THC (<0,2%) da destinare alla produzione delle infiorescenze essiccate e degli estratti oleosi ad alto contenuto di CBD. Questo, diciamocelo, perchè abbagliati dagli alti margini di guadagno prospettati e dalla errata convinzione che si possano ottenere con relativa facilità. Ma, come ogni cosa che in un primo momento si mostra luminosa ed attraente, spesso e volentieri cela lati nascosti che non sempre siamo disposti o in grado di affrontare. Difatti, le insidie che caratterizzano la coltivazione della canapa in generale, e quella da fiore in particolare, da un punto di vista legale, commerciale e  produttivo, non tardano mai a manifestarsi.

Gli errori principali di chi inizia a coltivare canapa

Durante le campagne produttive precedenti, sono state registrate molte criticità, diverse dovute all’inesperienza e tante altre ad un approccio imprenditoriale del tutto sbagliato.

Gli errori più comuni, commessi da oltre il 70% dei canapicoltori conosciuti, sono stati perlopiù di carattere concettuale e raggruppabili in 5 categorie principali:

1 Credere di sapere tutto e di poter fare tutto da soli, appigliandosi alle informazioni del “passaparola” o del web, senza verificarne l’appropriatezza e senza calare le informazioni acquisite nel contesto in cui è insediata la realtà aziendale. Questo è l’atteggiamento sbagliato di quanti credono di poter affrontare un’impresa in questo settore senza il dovuto supporto tecnico, considerando il ricorso ai professionisti specializzati, come gli agronomi, gli avvocati, i commercialisti ecc., solo come una risorsa cui ricorrere esclusivamente in caso di “emergenza”.

2 Tralasciare l’importanza di dettagli fondamentali, quali ad esempio le analisi del terreno e delle acque. Quanti conoscono le reali caratteristiche dei propri fondi agricoli? Quanti hanno adottato un piano di concimazione mirato o si sono dotati di strumenti atti a controllare e  soddisfare le effettive esigenze della propria coltura?

3 Credere di essere arrivati all’apice solo perché in quel preciso momento “le piante in campo sono al top”, trascurando poi l’importanza delle fasi successive di raccolta e lavorazione.

4 Coltivare senza pianificare, senza conoscere l’intero processo produttivo e senza disporre dei canali commericiali giusti per poi ritrovarsi a dire: “e adesso, che cosa faccio?” quando ormai è troppo tardi per adottare qualsiasi tipo di provvedimento;

5 Volere troppo e sempre di più e nel più breve tempo possibile; questo è in assoluto uno degli errori più comuni e più deleteri. L’agricoltura, e in particolare la canapicoltura, richiedono dedizione e tempi giusti. E le scelte realizzate a discapito della qualità non premiano quasi mai (es. sesti di impianto eccessivamente fitti, messa a coltura di grandi superfici, acquisizione di materiali scadenti e/o manodopera poco specializzata, ecc… Tutto questo per avere maggiori rese e/o risparmiare sui costi “necessari”).

Se è vero che errare è umano, è pur vero che perseverare è diabolico oltre che controproducente. Pertanto, è bene sapere che la canapa è una coltura che richiede minuziose accortezze lungo tutta la sua filiera produttiva, che voi vogliate produrre seme, fibra, infiorescenze o che vogliate inserirvi nella catena produttiva come trasformatori, e che ogni azione rivolta a tali produzioni deve essere sempre incentrata sul concetto di “prevenzione” e inserita nell’ambito di una più ampia pianificazione aziendale.

In ultima analisi, tuttavia, c’è da dire che nonostante le difficoltà e i rischi che afferiscono questo genere di impresa l’interesse verso questa coltura non è mai del tutto calato, anzi, è rimasto sempre vitale e lo dimostra il fatto che negli ultimi anni si è registrato un considerevole aumento delle superfici coltivate, il che lascia ben sperare sulle sorti della canapicoltura italiana.

Maria Teresa Basciano – Agronoma e docente in Scienze degli alimenti

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