CSI insieme all’Istituto Zooprofilattico per valutare la stabilità produttiva dei cannabinoidi

29 Luglio 2021 | Canapicoltura e infiorescenze

Un progetto di ricerca che si pone come obiettivo principale la valutazione della stabilità produttiva di cannabinoidi, sia in piante germinate (quindi provenienti da semi) che in piante derivanti da replicazioni agamiche (cloni di varietà certificate) tramite valutazioni analitiche effettuate su campioni a fine fioritura.

È il nuovo progetto di Canapa Sativa Italia, che sarà portato avanti insieme all’Istituto profilattico sperimentale del Mezzogiorno per “valutare come l’ambiente incide sulla produzione di cannabinoidi della stessa varietà e della stessa pianta (cloni) oltre che permettere un confronto di stabilità tra le piante da seme e piante da clone. Le piante monoclonali derivano da un’unica pianta madre certificata e selezionata, proveniente dal circuito florovivaistico/ornamentale”.

Secondo l’associazione: “La sfida del progetto è rappresentata soprattutto dal lato computazionale: tanti sono i dati statistici su cui l’analisi verrà svolta a partire da un numero assai considerevole di piante e molti sono i parametri per ogni gruppo test proprio per determinare le differenze analitiche e la variabilità tra loro apportata ai diversi areali di coltivazione. Questa analisi è fondamentale per stabilire la diversa risposta che una scelta propagativa (seme o talea) può avere nei confronti delle rese e della produzione e stabilità di composti attivi. La scelta di realizzare il progetto in diversi areali italiani permetterà una piena espressione degli effetti ambientali sulla varietà selezionata per il progetto, permettendo allo stesso tempo di valutare, a parità di input di coltivazione, come questa si comporti da seme e da talea a seconda dell’ambiente di coltivazione. Le aziende sono state dislocate tra il nord, il centro e il sud Italia, per valutare in maniera più ampia possibile la risposta adattativa della specifica varietà all’ambiente di coltivazione”.

In un comunicato stampa sottolineano che: “Il progetto avveniristico – finanziato da CSI anche con l’aiuto del partner tecnico Advanced Nutrients che ha partecipato in kind e con un indispensabile apporto monetario – mira a studiare l’influenza dell’ambiente sulla stabilità e diversi parametri produttivi di piante ottenute sia con semi (certificati) che con talee. E mira a colmare un gap gravissimo: la ridotta presenza di dati e pubblicazioni scientifiche italiane riguardanti la ricerca e l’agronomia sulla pianta di Cannabis. Le informazioni che disponiamo riguardano ricerche e statistiche che coinvolgono destinazioni d’uso differenti, come la fibra, il seme, la produzione di olio, mentre in altri paesi europei la ricerca – al di là dell’andamento legislativo – non si è mai interrotta”.

In pratica 400 piante ottenute da seme e 400 da cloni (talee) appartenenti alla stessa specie (di varietà certificate ed ammesse alla coltivazione secondo le leggi ed i regolamenti vigenti in materia) sono state distribuite insieme a terriccio, concimi specifici e vasi di tessuto a 12 aziende agricole italiane (tutte socie di CSI: esperti coltivatori i cui terreni si trovano sia a nord che al centro che al sud del paese) che impegnano gratuitamente i loro terreni e la forza lavoro.

Da sottolineare che: “Il numero di piante ammesse alla sperimentazione garantisce un’importante base statistica; la distribuzione geografica dell’esperimento garantisce uno studio esaustivo del comportamento delle stesse piante per areale e condizione geografica permettendo un’analisi ecotipica oltre che di stabilità varietale”.

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (con sede a Portici, NA) è un ente sanitario italiano, il primo ad aver incluso la Cannabis e i cannabinoidi tra le proprie attività istituzionali, oltre ad essere il primo IZSM ad avere l’autorizzazione rilasciata dal Ministero della Salute per la coltivazione di Cannabis a thc non noto a fini sperimentali.

I giovani ricercatori protagonisti e responsabili del progetto sono Augusto Siciliano (1992, Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno, responsabile scientifico del progetto) e Samuele Paganelli (1993, consulente tecnico, direttore in carica del Comitato Tecnico-Scientifico della non profit italiana Canapa Sativa Italia) entrambi dottori in Agraria.

Redazione di Canapaindustriale.it