Canapa e terra cruda per combattere l’inquinamento dell’edilizia: lo studio dell’Università di Plymouth

13 Ottobre 2021 | Bioedilizia

I ricercatori del Sustainable Earth Institute dell’Università di Plymouth stanno costruendo un edificio nel campus usando terra cruda e fibra di canapa. Il motivo? Verificare con dati e studi pratici se un antico metodo costruttivo, come quello che prevede l’uso della terra cruda, possa essere efficace nel ridurre il tremendo impatto dell’edilizia tradizionale per l’inquinamento, il consumo eccessivo di risorse e l’enorme produzione di CO2.

Terra cruda e fibra di canapa per ridurre l’inquinamento

Ad oggi infatti, secondo i dati della Global Alliance for Buildings and Construction l’edilizia considerata come “tradizionale” è responsabile del 39% delle emissioni globali di anidride carbonica nel mondo. L’imperativo dovrebbe quindi essere quello di “decarbonizzare” il settore edile per renderlo più sostenibile. Una delle risposte potrebbe essere proprio l’utilizzo massivo della canapa sia per costruire nuove abitazioni, che per ristrutturare il patrimonio immobiliare già presente.

Il lavoro di costruzione fa parte del progetto CobBauge dell’istituto, nato per “studiare se una versione ottimizzata della terra cruda può diventare una soluzione sostenibile per una nuova generazione di alloggi ad alta efficienza energetica”.

I ricercatori del Building Research Group dell’Università hanno trascorso gli ultimi due anni cercando di trovare una soluzione, lavorando insieme all’Ecole Superieure d’Ingenieur des Travaux de la Construction de Caen (ESITC), Syndicat Mixte du Parc naturel régional des Marais du Cotentin et du Bessin (PnrMCB), Earth Building UK and Ireland (EBUKI) e l’Université Caen-Normandie (UCn). La prima fase di CobBauge ha ricevuto più di 1 milione di euro dal programma Interreg VA France (Channel) England e dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR).

Il progetto CobBauge come laboratorio vivente e dimostrativo

Gli obiettivi principali del progetto CobBauge erano 3: lo sviluppo di nuovi tipi di terra cruda e materiali e processi di attuazione; la creazione e la mobilitazione di una rete di lavoratori di settore; è infine la comunicazione degli obiettivi e dei principali risultati del progetto.

Il prof. Steve Goodhew, che coordina il progetto, ha sottolineato che uno dei problemi principali è cercare di “ridurre l’uso di energia, e quindi le emissioni, negli edifici. Di tutte le emissioni nel Regno Unito, il 40% è associato all’edilizia; e l’8% delle emissioni globali provengono dal cemento”. Quindi lo scopo è stato quello di “ridurre la quantità di cemento che usiamo utilizzando materiali da costruzione naturali alternativi”.

Ha aggiunto che il “laboratorio vivente e sito dimostrativo” potrebbe “diventare il centro dell’attenzione per una vasta gamma di persone” dai professionisti della costruzione agli studenti”. Il riferimento è alla nuova aula-laboratorio in via di costruzione presso l’Università, con una versione di terra cruda con l’aggiunta di fibre di canapa che migliorano il materiale. Dovrà anche dimostrare di poter resistere a carichi pesanti e a qualsiasi condizione atmosferica per assicurarsi che possa passare i regolamenti edilizi.
L’edificio di 45 metri quadrati dovrebbe essere completato all’inizio della primavera del 2022.

Un materiale tradizionale: dagli Etruschi ad oggi

Il materiale non è nuovo per la regione, con migliaia di case e fattorie in pannocchia risalenti al 14° secolo che sono sopravvissute nel sud-ovest dell’Inghilterra. Ma secondo diverse testimonianze storiche si tratta di una materiale che l’umanità usa da migliaia di anni. A Mehrgarh, nel sud dell’Asia, ci sono testimonianze di case fatte con mattoni in terra cruda tra il 7000-3300 a.C.

In Italia furono sicuramente gli Etruschi ad utilizzare questo tipo di materiale, migliorandolo grazie all’utilizzo della canapa per la creazione di quello che potrebbe essere il primo “cappotto” termico realizzato nella storia con questo materiale. Una tecnica utilizzata anche in Sardegna, ad esempio nella zona del Campidano.

Mario Catania