La stabilità produttiva dei cannabinoidi in piante germinate e talee: l’intervista

28 Ottobre 2021 | Canapicoltura e infiorescenze, Economia e mercati

Valutare la stabilità produttiva dei cannabinoidi sia in piante germinate che in piante derivanti da replicazioni agamiche e metterle a confronto per capire come l’ambiente incida sulla produzione di cannabinoidi. È questo l’obiettivo principale del nuovo progetto di ricerca lanciato da Canapa Sativa Italia in collaborazione con l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno, primo ente sanitario italiano ad aver incluso la Cannabis tra le proprie attività istituzionali.

Stabilità produttiva dei cannabinoidi: intervista a Massimo Cossu di Canapa Sativa Italia

Per saperne di più abbiamo intervistato Massimo Cossu, Presidente di Canapa Sativa Italia, uno dei responsabili del progetto insieme ai giovani ricercatori Augusto Siciliano (IZSM, Portici), Francesco Scopelliti, biologo specializzato in coltivazione organica, con il supporto del Direttore del Comitato Tecnico Scientifico di Canapa Sativa Italia, Samuele Paganelli.

Ci può parlare più nello specifico del fine di questa ricerca? Quali sono gli obiettivi?

Massimo Cossu, Presidente di Canapa Sativa Italia

Il progetto mira a colmare un gap gravissimo per la nascente filiera: la ridotta presenza di dati e pubblicazioni scientifiche italiane riguardanti la ricerca e l’agronomia sulla intera pianta di Cannabis. Le informazioni di cui disponiamo riguardano ricerche e statistiche che coinvolgono destinazioni d’uso differenti (fibra, seme, produzione di olio). In altri paesi europei la ricerca – al di là dell’andamento legislativo – non si è mai interrotta. Intendiamo portare le evidenze del progetto proprio al Tavolo Tecnico insediato al MIPAAF dove sediamo all’interno del Gruppo di Lavoro Normative e questo sarà il primo di tanti progetti che intendiamo finanziare proprio per accelerare i processi di decisione. Gli imprenditori spesso non possono attendere i tempi della politica e l’incertezza normativa sulla canapa industriale in Italia è ben nota.

Come si sviluppa la ricerca? Quali aree geografiche coinvolge e quante piante?

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Una delle coltivazioni dello studio, foto di Marcello Butera

390 piante ottenute da seme e 390 da cloni (talee) appartenenti alla stessa specie (di varietà certificata Tiborszallasi e ammessa alla coltivazione secondo le leggi e i regolamenti vigenti in materia) sono state distribuite insieme a terriccio, concimi specifici e vasi di tessuto a 12 aziende agricole e florovivaistiche (tutte associate a CSI) insieme all’IZSM situate in parti eguali al nord, centro e sud del paese così da coprire areali e aree pedoclimatiche molto diverse tra di loro.
La complessità gestionale del progetto non è si limita alle problematiche logistiche: coordinare 13 realtà perchè si muovano come un’orchestra, pur essendo in diverse parti d’Italia è stata senz’altro la sfida più grande: dal lato agricolo, si tratta di giovani ed esperti coltivatori che hanno messo a disposizione gratuitamente spazi, mezzi e la loro forza lavoro in nome della ricerca. È importante rendere tutti i meriti a queste realtà e un ringraziamento di cuore a tutte le persone che si sono impegnate nella realizzazione del progetto.
Oltre quindi allo studio di confronto tra semi e talee è stato possibile, grazie al main sponsor del progetto Advanced Nutrients, inserire un ulteriore grado di complessità: i due gruppi sono stati suddivisi a loro volta per testare la produzione di cannabinoidi e terpeni in funzione del piano di fertilizzazione seguito. Da quì la scelta dei vasi, necessaria per isolare la variabile suolo, partendo tutti dallo stesso substrato.

Cosa vi ha spinto a dare vita a questo progetto? Quale esigenza?
Il nostro settore è decisamente troppo burocratizzato: il reale limite che interessa a oggi al Ministero della Salute è quello del THC, non quello genetico. Il mercato del fiore è strettamente legato all’innovazione varietale, alla scoperta di nuovi profumi e colori. Il catalogo europeo delle sementi certificate è completamente incompatibile per uno sviluppo solido della filiera, sia a causa del suo limite intrinseco della registrazione varietale che non permette di proporre la continua innovazione richiesta, sia a causa delle caratteristiche specifiche delle genetiche attualmente disponibili. Finchè avremo un limite così stringente su cosa possiamo mettere a produzione resteremo sempre un passo indietro a quei paesi che hanno avuto la lungimiranza di normare in modo più funzionale questa parte della filiera. Un confronto fra piante da seme e piante da clone è il primo step necessario per avere dati utili ad alleggerire la normativa.

Cosa potrà portare, dal punto di vista pratico, ai canapicoltori italiani?

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La coltivazione di Monkey Weed, foto di Luigi Antonucci

L’obiettivo è quello di apportare alla filiera canapicola un supporto scientifico altamente qualificato: quello che sta emergendo già in fase di coltivazione è la maggiore stabilità fra le piante da clone, anche in termini strutturali e aromatici. D’altra parte le piante da seme stanno manifestando diversi profumi e diversi fenotipi. Questa variabilità è legata alle differenti quantità di principi attivi (siano essi cannabinoidi, terpeni, flavonoidi, etc…), che inevitabilmente si tradurrà in una minore stabilità analitica. Da qui ci colleghiamo alla sicurezza: la stabilità genetica porta a valori di cannabinoidi stabili, senza la variabilità di una popolazione da seme, che in alcuni casi può portare interi raccolti alla distruzione o, in assenza di un monitoraggio stretto, a problemi legali qualora si dovesse mettere in commercio un lotto non conforme.

Augusto Siciliano, che partecipa al progetto per l’IZSM

Qual è la sfida più grande che questo progetto si trova ad affrontare?
Superato lo scoglio iniziale di finanziare il progetto, per il quale è stata fondamentale la partnership con Advanced Nutrients, le sfide più grandi si sono manifestate senz’altro nella gestione logistica e nella coordinazione delle diverse realtà. Penso però che la parte più complessa sarà quella che ne deriverà: portare i risultati al Tavolo Tecnico di filiera per discutere le modifiche normative. Siamo rappresentanti seduti al Tavolo Ministeriale istituito dall’ex Sottosegretario l’On. Giuseppe L’abbate e cercheremo di utilizzare i risultati di questa ricerca per il bene del settore. Purtroppo abbiamo già visto come ci siano tanti interessi dietro questa pianta e non è immediato che una verità scientifica porti un aggiornamento legislativo.

A che punto è lo studio? Cosa può raccontarci in merito?
Lo studio sta giungendo al termine della parte produttiva: diverse aziende hanno già raccolto i campioni e li hanno spediti all’IZSM. Abbiamo scelto di inviare i campioni freschi, appena eseguito il taglio, con un invio prioritario in un pacco isolato termicamente all’interno del quale abbiamo riposto dei siberini per preservare i campioni. La fase di essiccazione può essere fondamentale e abbiamo scelto di unificare l’essiccazione di tutti i campioni nelle strutture dell’IZSM, così da ridurre le variabili anche in questa fase.

Quando prevedete di condividere i primi risultati?
La condivisione dei dati è una fase che deve essere affiancata a quella della loro analisi: i dati crudi possono portare delle interpretazioni personali. Per questo l’IZSM avrà il ruolo anche di realizzare un’analisi statistica dei risultati ottenuti, per trarre delle conclusioni significative. Al netto degli imprevisti consideriamo di poter diffondere i primi risultati tra fine dicembre e inizio gennaio.

Quali sono le realtà coinvolte? Chi vi sta supportando in questo progetto?
Abbiamo coinvolto 12 aziende associate a CSI, di rinomata esperienza e capacità produttiva: Lisa Bonelli, Garden Zazzira; Luigi Antonucci, Monkey weed; Pierluca Arabi, Canapalux; Marco Capasso, Le Querce; Daniele Di Martino, Mirko Di Giacinto, Green Adria srl; Danilo Mout, Altecime canapa d’oc; Francesco Procacci, Cereris Azienda Agricola; Marcello Butera, Mary Queen; Luigi Bocci, CBD GARGANO; Massimiliano Quai, Orti Castello; Raffaele Bruno Sonni: Soc. Agr. R.R..
Inoltre è stato fondamentale per l’ufficializzazione e il riconoscimento dei risultati che otterremo l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, per questo non possiamo non ringraziare per la disponibilità Antonio Limone, Direttore Generale dell’Istituto, Alfonso Gallo, responsabile della ricerca del Centro di Ricerca Multidisciplinare per i Cannabinoidi (REICA) e ovviamente Augusto Siciliano, che ha dedicato tempo ed energie alla definizione e coordinamento del progetto.
Per concludere, sono molto soddisfatto di come siamo riusciti fino a ora a portare avanti il progetto. Nonostante le problematiche di vario genere penso di poter essere orgoglioso del lavoro che siamo riusciti a portare avanti e sono convinto che questi siano solo i primi passi che la nostra associazione muove nella ricerca sulla Cannabis.

Martina Sgorlon