Canapa, bucce di kiwi e latticini scaduti: la ricetta italiana per la bioplastica “che non inquina”

11 Gennaio 2022 | Aziende e prodotti, Bioplastica

Una bioplastica che “non inquini più il mare e la terra” creata a partire da scarti alimentari come quelli della canapa, le bucce di kiwi e i latticini scaduti. E’ il progetto Plasmilk, partito 6 mesi fa, e che di recente e stato presentato a sindacati e lavoratori.

Una storia di riscatto fin dal principio, visto che l’imprenditore Francesco Borgomeo, protagonista del progetto, ha rilevato la Naco di Cisterna, che era uno stabilimento che produceva additivi chimici per caldaie, per trasformarla in un’azienda green, la Plasta Rei.

L’imprenditore, non nuovo a iniziative di questo tipo, viene raccontato da Repubblica.it come “uno specialista nel rilevare vecchie aziende in crisi e trasformarle in realtà di successo con iniziative innovative”. E intanto l’azienda ha già presentato la domanda per depositare il brevetto a livello internazionale di Plasmilk.

Canapa, kiwi e latticini scaduti per la bioplastica che non inquina

“Vogliamo produrre una plastica – ha spiegato Borgomeo – che non inquini più il mare e la terra attraverso componenti presenti sul territorio. Punteremo a recuperare plastica sfruttando l’esperienza nella chimica. Questo il nostro enorme valore aggiunto”.

A raccontare meglio i dettagli del prodotto ci ha pensato Fabio Mazzarella, direttore generale della nuova azienda, che, riguardo alla bioplastica innovativa ha sottolineato che: “Si tratta di un grano che ha componente bio quali latte e derivati, kiwi e canapa. L’idea è utilizzare tutto lo scaduto di latte e derivati, tutti gli scarti della catena alimentare e dalla grande distribuzione e di metterlo in un’ideazione di vera e propria plastica. In questo senso sarà fondamentale il know how derivante da un’azienda chimica e dai suoi lavoratori come la ex Nalco”.

Sfruttare i prodotti locali senza inquinare più l’ambiente

In questo modo verranno sfruttati appieno i prodotti dell’area nord della zona pontina (kiwi e latte), in un logica di produzione green e di valorizzazione del territorio. “E’ questa la nostra filosofia”, ha puntualizzato Borgomeo: “Fare del recupero e del riutilizzo all’interno di un’azienda chimica che era stata considerata da dismettere. Stiamo invece dimostrando, e il brevetto stesso ne è la prova, che c’è dal grandissimo valore e negli uomini e le donne che lavorano a Cisterna. E punteremo a fare del recupero della plastica con l’expertise tipico della chimica, che rappresenta un valore aggiunto enorme”.

Redazione di Canapaindustriale.it

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