M5S: una risoluzione sulla canapa che fa discutere e non risolve il problema della cannabis light

Una risoluzione che può essere utile per il settore, ma che non risolve l’annoso problema che tormenta commercianti e produttori: la commercializzazione della cannabis light.

Partendo dal principio, il problema nasce nel momento in cui la legge 242 fu approvata dopo che, dal testo iniziale, fu eliminato il comma che prevedeva di normare proprio i fiori di canapa. Da questa omissione nasce il problema che oggi, dopo la sentenza della Cassazione, si è spostato nelle aule di tribunale senza trovare una soluzione politica.

La soluzione sarebbe quindi molto semplice: regolamentare il commercio di infiorescenze a basso contenuto di THC. Ma alla politica italiana i due anni che sono passati dalla presentazione della legge 242 non sono evidentemente bastati. E le due leggi modifiche alla 242 che sono state depositate, una proprio da Mantero dei 5stelle e una da Più Europa, non sono più state discusse.

Questa nuova risoluzione prevede cose positive come l’intento di finanziare il comparto della canapa industriale come previsto dalla 242, di identificare codici doganali per ogni macrocategoria di prodotto, di incentivare la sperimentazione di nuove varietà creando dei poli sementieri, di inserire la canapa industriale, in tutte le sue parti, nell’elenco delle piante officinali; il punto che fa discutere è quello che vorrebbe disciplinare la cessione di biomassa per le aziende che dispongano dei requisiti di legge.

Nessun problema se dall’altro lato si decidesse di normare il commercio delle infiorescenze in quanto tali, ma, normando solo la biomassa, (che comprende anche le infiorescenze) si creerebbero forse più problemi di quelli che si vorrebbero risolvere perché viene venduta ad un prezzo decisamente minore rispetto alle infiorescenze.

Le reazioni del settore alla risoluzione:

Federcanapa, dopo aver espresso apprezzamento per “l’invito ad adottare quanto prima l’atteso Decreto sulla fissazione dei limiti di THC negli alimenti” e “ad inserire la canapa sativa, in tutte le sue parti, nell’elenco delle piante officinali e ad
incentivare la sperimentazione di nuove varietà di canapa”, sottolinea che: “Anche se condividiamo da tempo la necessità di disciplinare meglio le destinazioni d’uso di tutte le parti della pianta, la risoluzione risulta troppo limitativa per quanto riguarda il conferimento di biomassa solo alle aziende che fanno estrazione di princìpi attivi. Se si vogliono superare definitivamente gli equivoci della normativa e dare nuovo impulso alla filiera, è fondamentale chiarire che è lecito il conferimento della canapa raccolta in forma di biomassa trinciata ed essiccata – fiori, foglie e resine comprese – per la realizzazione di preparati in tutti i settori previsti dalla legge sulla canapa industriale (242/2016), compresi l’alimentare e la cosmesi”. Secondo l’associazione: “E’ altrettanto fondamentale che il limite dello 0,2% di THC, oggi previsto solo per le coltivazioni in campo, venga esteso anche al raccolto e alle attività di trasformazione ammesse dalla legge. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità infatti ha di recente raccomandato che sotto il limite dello 0,2% di THC la cannabis non sia annoverata tra le sostanze stupefacenti”. Infine, secondo Federcanapa, “è necessario specificare che i “permessi” per le aziende di trasformazione siano quelli previsti dal Testo Unico Leggi Sanitarie e dal DM 5.09.1994 sulle Industrie Insalubri, ove la canapa è già da tempo compresa. Questo rappresenta un punto fermo inderogabile da ogni possibile interpretazione”.

Anche l’Associazione Gli Amici di Nonna Canapa si è espressa a riguardo sottolineando che: “Stiamo passando dal non avere nessuna menzione del fiore all’averlo con un’unica destinazione specifica a fini estrattivi e questo è inaccettabile! Sarebbe come chiedere ad un viticoltore di dover vendere la sua uva solo ad aziende che la trasformano in vino e in aceto”. Così facendo, “Stiamo lasciando centinaia di commercianti nel braccio della magistratura che continua imperterrita la sua ‘caccia alle streghe’, trasformando onesti cittadini in ‘spacciatori’ di sostanze NON stupefacenti ma che vengono trattati al pari di chi spaccia crack ed eroina agli angoli delle strade”.

Lorenzo Broggi

 

 

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